Bari: al via “SAVE – supporting actions for victims of crime”, progetto pilota per l’aiuto alle vittime di reato

progetto save per il supporto alle vittime di reato_oggi la presentazione

19 istituzioni e realtà in rete per il sostegno qualificato alle vittime e la sperimentazione di percorsi di giustizia riparativa

BARI – È stato presentato questa mattina a Palazzo di Città “SAVE – Supporting Actions for Victims of crimE” per l’avvio di un progetto pilota finalizzato all’aiuto alle vittime di reato da realizzare con il supporto di una rete istituzionale locale e per l’individuazione di un modello di servizio sostenibile nel contesto naturale dei Paesi partner (Italia, Romania e Portogallo).

La cooperativa C.R.I.S.I. ha ottenuto infatti nel 2017 un finanziamento dalla Commissione Europea per la realizzazione, in veste di capofila, di questo progetto, in linea con i principi espressi nella Direttiva 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012, che istituisce “norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato”, e prevede una serie di obblighi di cura e tutela delle vittime per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

In base alla citata direttiva europea, vittima è una persona fisica che abbia subito un danno, anche fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche a seguito di un reato, vittima è anche un familiare di una persona la cui morte sia stata causata direttamente da un reato e che abbia subito un danno in conseguenza della morte del proprio congiunto, mentre per giustizia riparativa si intende qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente alla risoluzione delle questioni risultanti del reato con l’aiuto di un terzo imparziale.

Il progetto si articola in diverse azioni:

· ricerca e analisi sulle best practices in Europa e contestuale studio della legislazione europea e dei contesti legislativi nazionali (dei tre paesi partner), con l’obiettivo di individuare modelli organizzativi che possano essere esportati;

· attivazione di una rete di stakeholder tra enti, istituzioni ed associazionismo locale nonché definizione di un modello di servizio, dei principi generali di funzionamento e delle prestazioni fondamentali da fornire, puntando in particolare alla specializzazione nei seguenti ambiti: primo ascolto/informazione/orientamento; raccolta delle richiesta di aiuto e informazioni di carattere specifico sulle risorse già presenti sul territorio; supporto emozionale e ascolto empatico; colloqui individuali finalizzati a consulenze legali e psicologiche; interventi psicologici e di accompagnamento, oltre che supporto durante l’iter giudiziario; servizio di mediazione.

· implementazione di un intervento pilota, monitoraggio e valutazione, validazione dell’intervento, articolato nelle seguenti fasi: formazione rivolta ai futuri operatori, attivazione del Servizio di aiuto alle vittime, monitoraggio, valutazione e validazione della sperimentazione, definizione di un modello operativo e di linee guida che definiscano contenuti e fasi degli interventi di presa in carico e di mediazione

· disseminazione e trasferimento dei risultati.

Da lunedì 5 novembre, accanto alla linea 080 5534833 della cooperativa CRISI, sarà attivo anche un numero verde dedicato, che consentirà alle vittime o alle istituzioni e associazioni che se ne occupano, di segnalare episodi di reato per attivare un piano personalizzato di sostegno e aiuto alle vittime e ai loro familiari.

Il luogo di riferimento per l’aiuto allevititme di reato, dove sarà disponibile l’equipe di progetto, sarà il centro servizi per le famiglie di Carbonara-Santa Rita, in via Costruttori di pace.

Oggi è stata anche formalizzata la rete di stakeholder del progetto attraverso la sottoscrizione del protocollo d’intesa per la costituzione del “Servizio di aiuto alle vittime di reato e centro di giustizia riparativa” tra Comune di Bari, Regione Puglia, Tribunale per i minorenni di Bari, Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Bari, Procura della Repubblica di Bari, Tribunale di sorveglianza di Bari, Corte d’appello di Bari, Centro giustizia minorile, Ufficio interdistrettuale per l’esecuzione penale esterna, Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria Puglia e Basilicata, Casa Circondariale di Bari, Camera penale di Bari, Comando della Legione dei Carabinieri, Questura di Bari, Ordine degli assistenti sociali Puglia, Garante regionale dei diritti dei detenuti, Garante regionale dei diritti del minore dell’infanzia e dell’adolescenza, Centro ricerche interventi sullo stress interpersonale e C.R.I.S.I. S.c.a r.l. onlus.

Il coinvolgimento dei diversi attori locali, ciascuno per le proprie competenze, assicurerà un intervento sistemico per garantire alle vittime di reato accoglienza e ascolto, informazione sui diritti, accompagnamento e orientamento verso servizi specialistici per la cura e la prevenzione dei disturbi post traumatici, valutazione del rischio di vittimizzazione secondaria, assistenza psicologica, consulenza legale, interventi finalizzati alla gestione dei conflitti tramite gli strumenti della giustizia riparativa, in particolare della mediazione penale vittima-autore del reato, nonché misure di protezione.

Oggi presentiamo il primo step di un programma e una strategia più ampi – ha detto l’assessora al Welfare Francesca Bottalico – che stiamo costruendo in questi mesi come assessorato al Welfare con la rete delle 19 realtà territoriali impegnate a vario titolo su temi della mediazione, giustizia riparativa, prevenzione e inclusione sociale, un lavoro prezioso che sarà patrimonio comune non solo per la realizzazione delle azioni di presa in carico e cura delle vittime e degli autori di reato, con particolare attenzione ai minori, ma anche per la costituzione, per la prima volta nella città di Bari e nella regione Puglia, di un luogo fisico dedicato e di un team che sia punto di riferimento per la gestione ecologica dei conflitti, la mediazione e il contrasto alla illegalità e violenza a partire dal lavoro sulle persone.

Dal confronto dei mesi scorsi, animato dall’entusiasmo per questa nuova iniziativa, è emersa la possibilità di lavorare sulla mediazione e gestione dei conflitti, intese in tutte le accezioni, dall’ambito scolastico alle relazioni di coppia, dalla mediazione dei conflitti tra minorenni alle tensioni sociali e di quartiere, con l’intento condiviso di dar vita ad un modello organico che valorizzi le competenze ed esperienze maturate dai diversi attori coinvolti e anche a un modello educativo e di intervento che favorisca una gestione del conflitto come momento di crescita e riparazione del danno, sostenendo la ricostruzione del senso di comunità.

In questa città, fortunatamente, sono molte le esperienze e professionalità in campo e l’ottima sinergia costruita tra assessorato e istituzioni locali offre l’opportunità di mettere a sistema un modello di intervento che, ne sono sicura, sarà tanto più generativo quanto più riusciremo a lavorare di concerto e potrà diventare punto di riferimento per molte città e realtà territoriali.

Come assessorato al Welfare abbiamo appena completato ladefinizione del Piano di zona, il documento direttore di tutte politiche sociali del Comune, strutturato per aree ma predisposto per includere nuove esperienze e percorsi: il mio auspicio è che l’esperienza di SAVE possa diventare un percorso strutturato della città di Bari.

La nostra idea è di riuscire a inaugurare quella che per ora chiamiamo la Casa della prevenzione e della gestione dei conflitti tra dicembre e gennaio; la scelta di ospitarla negli spazi del Centro servizi per le famiglie di Santa Rita non è casuale, visto che si tratta di un servizio che già lavora in maniera integrata sui bisogni dell’intero nucleo familiare e delle comunità. Inoltre, auspichiamo possa diventare una risposta concreta al momento sociale e politico che stiamo vivendo e alla deriva di intolleranza, violenza e tensione sociale tra comunità, territori, e persone”.

Sono emozionata per l’avvio di un servizio che abbiamo coltivato idealmente per tanto tempo – ha dichiarato Anna De Vanna, presidente di C.R.I.S.I. -. Da operatori, infatti, avvertivamo l’esigenza di focalizzare l’attenzione sulle vittime perché la mediazione penale, nonostante i buoni principi, ha assunto nel tempo una dimensione reocentrica e le vittime, anche quando ristorate dalla mediazione con l’autore di reato, rischiavano di sparire dalla nostra percezione, mentre il reo continuava ad essere seguito dalle istituzioni. L’idea di destinare uno spazio esclusivamente alle vittime perché possano elaborare l’esperienza subita anche in vista del percorso di mediazione ci ha fatto immaginare di istituire un servizio ad hoc. Questo intervento, ci tengo a sottolinearlo, ha un valore etico in quanto si propone di riparare i danni fisici e psicologici delle vittime di reato, e abbiamo potuto candidarlo alla Commissione europea dopo l’emanazione di una direttiva ad hoc, ottenendo una valutazione positiva e il relativo finanziamento. Il progetto non coincide direttamente con il servizio, in quanto quest’ultimo ne rappresenta solo una parte, sebbene la più forte, abbiamo già realizzato la fase di ricerca sulle migliori pratiche italiane e straniere e una serie di meeting internazionali; a breve, inoltre, partirà il calendario della formazione degli operatori. L’attivazione del numero verde, a giorni, consentirà l’accesso diretto alle vittime, oltre che su segnalazione delle forze dell’ordine. Abbiamo previsto che il presidio sarà attivo due pomeriggi alla settimana e, su appuntamento, tutte le volte in cui sarà necessario garantire consulenze di tipo legale, psicologico e o mediativo. Previsto anche uno spazio protetto, dedicato alla mediazione tra la vittima l’autore di reato. Se tutto, come speriamo, funzionerà al meglio, SAVE diventerà progetto pilota anche per i partner di progetto.

Si tratta della prima esperienza del genere nel Mezzogiorno, resa possibile dal vostro coinvolgimento: la vostra presenza mi fa sperare che il nostro progetto avrà la forza di centrare gli obiettivi per quali è nato”.

In particolare, nell’ambito dell’attuazione del protocollo:

– l’autorità giudiziaria si impegna a garantire l’applicazione delle misure imposte dalla legge per proteggere la sicurezza e la dignità delle vittime e dei loro familiari dai rischi di vittimizzazione secondaria e ripetuta, da intimidazioni e ritorsioni;

– l’autorità giudiziaria si avvarrà degli operatori incaricati per il servizio di accompagnamento e orientamento delle vittime di reato per la valutazione della condizione di particolare vulnerabilità e dei rischi di vittimizzazione secondaria in occasione della testimonianza che la persona offesa è chiamata a rendere nell’arco di tutto il corso del procedimento penale, per l’adozione delle più opportune misure per evitare sofferenza alla vittima (assistenza psicologica, paravento, videoconferenza);

– gli organi territoriali per gli adulti e per i minorenni del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità si avvarranno degli operatori incaricati per il servizio di accompagnamento e orientamento delle vittime di reato, sia nella predisposizione sia nell’esecuzione dei programmi di trattamento previsti per minori e adulti, nell’ambito dell’applicazione di una misura o sanzione di comunità, al fine di dare corretta attuazione alle norme che si riferiscono alla mediazione penale e alle prescrizioni che riguardano l’adoperarsi a favore della vittime di reato e la giustizia riparativa, nella garanzia della effettiva tutela dei diritti della vittima stessa;

– alle vittime di reato saranno garantiti servizi di giustizia ripartiva, e in particolare la possibilità di usufruire della mediazione vittima-autore di reato soprattutto nel corso della sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato ai sensi degli artt. 168 bis e 464 c.p.p.

– le parti si impegnano ad adoperarsi, nell’ambito delle rispettive competenze, affinché sia garantita agli operatori chiamati ad offrire i servizi di informazione, accompagnamento e orientamento per le vittime di reato e a tutti gli operatori chiamati ad interagire con tali servizi (magistrati, avvocati, forze dell’ordine, servizi sociali e specialistici) adeguata e diffusa formazione;

– le parti si impegnano, ciascuna per quanto di propria competenza, a supportare le attività necessarie al raggiungimento delle finalità progettuali, in primis quella che prevede la prosecuzione ed il radicamento del Servizio sul territorio regionale;

– il “Servizio di aiuto alle vittime di reato e Centro di giustizia riparativa” è gestito dalla Cooperativa C.R.I.S.I. S.c.a r. l. onlus.

Ulteriori protocolli attuativi saranno siglati tra le diverse istituzioni e realtà coinvolte.