Molfetta, emozionanti racconti e crude testimonianze per celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

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Emozionanti racconti e crude testimonianze per celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne al Gran Shopping di Molfetta

MOLFETTA (BA) – “Solo raccontando storie di difficoltà si può contrastare la violenza e permettere alle vittime di rinascere“, così Grazia Rongo, giornalista di Telenorba e moderatrice del dibattito, ha commentato le testimonianze delle professioniste che, ognuna per il proprio ramo di competenza, operano in diversi presidi sul territorio a sostegno delle vittime di violenza di genere. Tutte donne, ma solo per caso. O forse no. La discussione al tavolo del dibattito organizzato nella piazza centrale del Gran Shopping di Molfetta, è stata dedicata alle storie e allo stato delle cose in ambito giuridico e sociale, e alla fine degli interventi il messaggio è chiaro, bisogna fare di più. La cultura è l’ultimo elemento a poter essere modificato, richiede un percorso più lungo ma, con la formazione di diversi operatori (forze dell’ordine e sanità su tutti), si può intervenire sulla vittima e anche sull’uomo maltrattante. “La denuncia è importante, ma non risolve la violenza“. Così la dott.ssa Antonia Filannino, assistente sociale per l’osservatorio Giulia&Rossella – Centro Antiviolenza Onlus, che ha iniziato il suo intervento chiedendosi “Quando inizieranno a contarci da vive? I numeri sono già altissimi, e il 2021 non è ancora terminato. Il lavoro degli assistenti sociali è delicato poiché siamo i primi professionisti con cui vengono a contatto e loro, le vittime, vogliono solo essere ascoltate in maniera professionale. E’ già difficile per le donne decidere di denunciare, spesso nessuno tra amici e parenti sa degli abusi subiti. Noi abbiamo il dovere di ascoltarle in maniera empatica e non giudicante, per accoglierle e farle sentire finalmente al sicuro“.

Per dire basta alla violenza sulle donne erano presenti anche le Winx, le amatissime fate simbolicamente presenti con centinaia di ali, un invito simbolico a “Volare via” dalla violenza. E per volare via c’è bisogno dei professionisti, soprattutto in presenza di una famiglia in cui le vittime non sono solo le donne ma, come testimoniato dalla dott.ssa Patrizia Marzo, assistente sociale, “bisogna pensare ai bambini, le vittime collaterali di questa piaga che paragono alla favola Pollicino. Come il protagonista, bisogna insegnare ai piccoli a lasciare dei sassolini come via d’uscita dal problema così complesso della violenza sulle donne, che si ripercuote sui figli in età adulta sotto forma di dipendenze varie“. Per la dott.ssa Valeria Scardigno, avvocato e presidente del centro Antiviolenza di Molfetta, “creare uno spazio di ascolto dove nessuna deve sentirsi giudicata o costretta a fare qualsiasi cosa è il primo passo per accogliere le vittime, figlie di decenni di cultura patriarcale in cui l’insieme degli insegnamenti passati di madre in figlia può essere riassunto come un totale senso di asservimento all’uomo, annullandosi. Un retaggio culturale difficile da scardinare, ma non impossibile. Diciamo continuamente che bisogna denunciare, ed è verissimo. Mancano però i passaggi successivi: bisogna pensare al dopo, e le leggi attuali non sono sufficienti. Tutto è iniziato solo nel 2013 con la legge sul femminicidio, e soltanto nel 2019 è arrivata la legge 69 sul codice rosso che è l’unica risposta data dallo Stato di fronte ad una vera e propria emergenza, ma bisogna ancora lavorare affinché le leggi diventino efficaci a combattere la piaga della violenza di genere“. Infine, la dott.ssa Enza Roberta De Palma, psicoterapeuta presso il centro Antiviolenza Pandora Molfetta e Giovinazzo, osserva “le vittime sono restie a denunciare perché spesso le violenze partono da molto lontano, non fisiche ma mentali e psicologiche, tendono ad abbassare il livello di guardia su atteggiamenti giudicati normali dalla cultura patriarcale che normalizza alcuni comportamenti maschili che minano la sicurezza e la fiducia nella donna, prendiamo ad esempio il sentimento della gelosia, e soltanto poi sfocia nelle brutalità fisiche e sessuali, quando ormai la vittima è annientata“.

È molto importante parlare in sedi diverse da quelle dei centri Antiviolenza per far correre un messaggio importante: salvarsi si può“. Domenico Mele, direttore del Gran Shopping di Molfetta, dichiara: “Si sta lavorando tanto e bene, ma si deve fare di più. Volare via dalla violenza si può e i centri Antiviolenza territoriali sono ben presenti in Puglia. Con l’iniziativa di oggi ne abbiamo fatti conoscere alcuni e il messaggio che vogliamo dare è quello di affidarsi con fiducia ai professionisti per liberarsi dalla violenza“.