Fusione delle Camere di Commercio di Taranto e Brindisi, associazioni chiedono piena convergenza dei parlamentari per sospensione

21

taranto-ponte-girevole

TARANTO – Le associazioni Confesercenti Taranto, Confapi industria Taranto, Confagricoltura Taranto, Unsic Taranto, Confindustria Taranto, Confartigianato Taranto, Upalap, Claai Taranto, Copagri Puglia, Cia Due Mari sono contrarie alla fusione tra le Camere di Commercio di Taranto e Brindisi e, soprattutto, sono contrarie all’accelerata imposta dal decreto legge di agosto che obbligherebbe a concludere le operazioni entro il 30 novembre, pena il commissariamento anche degli Organi non scaduti. Per questo auspicano la sospensione degli effetti del DL e che vi sia, su questo, una piena convergenza da parte dei parlamentari pugliesi.

La riforma, già in cantiere da cinque anni ha registrato negli ultimi tempi un’accelerata improvvisa: il decreto legge n.104/2020 ha fissato al 30 novembre il termine per chiudere i lavori. Entro quella data, se non andranno in porto gli emendamenti di sospensione o proroga attualmente nella V Commissione Senato, è previsto che le Cdc italiane subiscano una energica riduzione: da 105 a 60. L’obiettivo è fissato dalla riforma Madia della pubblica amministrazione, legge delega 124 del 2015. Se la fusione non avesse termine entro la data prevista il decreto legge prevede la nomina da parte del Ministero dello sviluppo economico di un commissario e la relativa decadenza di tutti gli organi di gestione (decadenza che sarebbe già intervenuta per gli organi camerali scaduti alla data del 15 agosto scorso). La riforma che riorganizza le camere di commercio italiane rientrava nella più grande revisione dell’architettura dello Stato che ha portato al referendum costituzionale del 4 ottobre 2016. In quella consultazione referendaria, gli italiani si sono espressi chiaramente nella direzione che le province debbano continuare a esistere.

Da allora, però, nulla è stato fatto sia per reintrodurre l’elezione diretta dei consigli provinciali che per fermare la riduzione delle camere di commercio.

In caso di accorpamento il Tarantino e il Brindisino verrebbero penalizzati: i due territori, sebbene confinanti, hanno esigenze e peculiarità economiche e produttive molto diverse. L’accorpamento delle due Camere non genera alcun tipo di risparmio, in quanto personale e sedi rimangono intatti, ma comporta una penalizzazione delle realtà più piccole, un rallentamento nelle procedure e una riduzione della rappresentanza delle imprese in seno agli organi di governo delle Camere, che peraltro non hanno alcun tipo di emolumento e quindi sono a costo zero.

Dopo l’accorpamento, la Camera di commercio di Taranto e Brindisi dovrebbe dialogare con due Tribunali, due Province, due Prefetture, due Aree di crisi complesse e – peculiarità delle due realtà pugliesi – con due importanti Autorità di sistema portuale, quella del Mar Ionio e quella del Mare Adriatico Meridionale. Non sarà di certo la presenza di più vicepresidenti previsti dalla riforma a risolvere il naturale rallentamento di tutte le numerose iniziative legate al mondo dell’impresa. Adesso, invece, in questo delicatissimo periodo afflitto dalla pandemia Covid19, gli sforzi devono essere concentrati verso la semplificazione della ripresa economica. A parte le tante attività dei due territori che non sono ancora ripartite dopo la fine del lockdown, molte altre rischiano la chiusura e di certo l’accorpamento delle due Camere di Commercio non agevolerebbe. Oggi si deve favorire la ripresa economica con la semplificazione, con interventi di sostegno rapidi e importanti e non imporre ulteriori e farraginosi lacci e lacciuoli.