Bari, Mese della Memoria: le iniziative in programma

25

bambini terenzìn

Pubblicato Avviso per la ricerca di un esperto in Didattica della Shoa

NOCI (BA) – “Ci chiediamo cosa succederà alla memoria della Shoah quando scomparirà anche l’ultimo sopravvissuto: i suoi figli saranno qui per continuare a testimoniare” (Elie Wiesel, Boston 1998 in occasione della costituzione dell’Associazione Figli della Shoah).

Con questa citazione, l’Assessore all’Offerta Formativa Marta Jerovante ha presentato alla Giunta un atto di indirizzo volto a sostenere una serie di attività finalizzate a celebrare il Mese della Memoria.

L’Associazione Figli della Shoah ha contribuito, fin dalla sua fondazione, alla campagna per l’approvazione della Legge che ha sancito la data annuale commemorativa del Giorno della Memoria a partire dal 27 gennaio 2001. Le numerose iniziative a favore della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, e soprattutto dei giovani, hanno portato l’Associazione ad avere un ruolo e una risonanza nazionali. Socio fondatore del Museo della Shoah di Roma e della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, l’Associazione è stata insignita dell’attestato di Civica Benemerenza del Comune di Milano, del Premio Isimbardi della Provincia di Milano e molti suoi progetti hanno ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

«Tra le mostre itineranti disponibili, questa Amministrazione, con l’obiettivo di fare della Memoria non una circostanza meramente simbolica, ma un percorso costante di concreta crescita della nostra comunità, intende ospitare, intorno alla metà di marzo, “I disegni dei bambini di Terezín”, una mostra realizzata da Coop Lombardia e distribuita dall’Associazione Figli della Shoah, che presenta una selezione dei più significativi disegni e poesie dei bambini di Terezín» ha spiegato l’Assessore Jerovante.

La collezione, conservata nel Museo Ebraico di Praga, conta 4.387 originali ed è la più grande raccolta d’arte infantile risalente al periodo della Shoah.

Nel 1941 l’intera cittadina ceca di Terezín (in tedesco Theresienstadt), nata a fine Settecento come città fortezza, venne destinata dalla Gestapo a ghetto, diventando un vero e proprio campo di concentramento con funzione di smistamento e transito per ebrei destinati ad Auschwitz. I documenti relativi ai trasporti ferroviari indicano che tra il 1941 e il 1945 vennero deportati a Terezín più di 140.000 ebrei, dei quali un quarto morì nel campo, principalmente a causa di fame, stress, e malattie. Più di 88.000 furono i deportati dal campo verso i ghetti orientali e i campi di sterminio; alla fine della guerra i sopravvissuti erano 17.247.

A rendere drammaticamente celebre il campo fu il “programma di abbellimento”, cui, nel giugno del 1944, i nazisti lo sottoposero per prepararlo alla visita di due delegati svizzeri della Croce Rossa Internazionale e di due rappresentanti del Governo danese: già nel 1942 si cominciava a parlare degli orrori dei campi di concentramento, e in particolare il governo danese premeva per conoscere le condizioni dei 466 ebrei danesi deportati a Terezín nell’ottobre del 1943; non potendo dunque rifiutare la visita senza destare sospetti, nella primavera del 1944 si cominciarono ad avviare ampi miglioramenti del ghetto, con l’apertura di finti negozi, di un finto caffè, con la costruzione di un parco giochi per bambini, di un auditorium per la musica, con la piantumazione di alberi e fiori. Inoltre, per eliminare l’impressione di sovrappopolazione del campo e nascondere gli effetti della malnutrizione, 7.500 ebrei giudicati “impresentabili” vennero deportati ad Auschwitz. Gli altri sarebbero stati istruiti per recitare una grande messinscena, ossia per recitare se stessi nell’atto di condurre una vita agiata, tra recite teatrali, concerti e giochi all’aperto. (Il delegato della Croce rossa che visitò per otto ore il campo, fotografando e annotando ogni cosa, avrebbe così riferito di aver trovato un luogo accogliente e di aver visto “una normale città di provincia”. Non solo: a Terezìn c’era anche un attore regista che aveva recitato nell’Angelo azzurro insieme a Marlene Dietrich, Kurt Gerron. Se avesse filmato tutto, avrebbe avuto salva la vita. Il film di propaganda, “Il Fuhrer regala una città agli ebrei”, sarebbe stato proiettato anche nei cinema tedeschi. Dopo poco, il regista e l’intero cast furono deportati ad Auschwitz terminando lì la propria vita).

Nell’inganno di Terezín rientrò anche la concessione – nonostante l’editto del 1940, che proibiva ai bambini ebrei di frequentare la scuola –, di insegnare nel ghetto il disegno, il canto, l’artigianato. A queste materie fu man mano aggiunto, illegalmente, l’insegnamento delle lingue, della letteratura, della storia, dei fondamenti delle scienze naturali. Negli angusti spazi del ghetto finirono infatti alcuni tra i migliori artisti, scrittori, giuristi, musicisti dell’epoca, e, soprattutto, un numero esorbitante di bambini, circa 15.000 (al punto che Terezín verrà definito anche il “ghetto dei bambini”).

Nel ghetto si trovava anche Friedl Dicker-Brandeis, straordinaria artista (pittrice, fotografa, architetto e stilista di moda artistica), la quale, dopo la deportazione a Terezín nel 1942, avrebbe partecipato alla resistenza spirituale del ghetto insegnando arte per i bambini internati. Deportata nell’autunno del 1944 ad Auschwitz, Friedl Dicker-Brandeis lasciò soltanto due valigie piene di disegni eseguiti dai bambini: nascosti in una delle aule del campo, nel maggio del 1945, furono portati al Museo Ebraico di Praga, dove sono tutt’ora custoditi e di cui la mostra in esame costituisce una selezione e riproduzione.

«Nella cornice della ricostruzione storica della Shoah la mostra “I disegni dei bambini di Terezín” pone dunque una serie di spunti di riflessione: l’approfondimento di tematiche quali la “propaganda” nazista, le arti nei lager e, soprattutto, lo sguardo dei bambini sulla Shoah, quale emerge attraverso la loro attività artistica – continua l’Assessore Jerovante. – La mostra intende, in particolare, porsi quale momento di attivazione di conoscenza profonda: a tale scopo, si ipotizza che le visite siano aperte anche in orario mattutino per consentire l’accesso alle classi degli Istituti scolastici e che, soprattutto, vedano la presenza di “tutor”, i quali, dopo un momento formativo, sappiano accompagnare i visitatori ad un approccio consapevole ai contenuti dell’iniziativa. Per tale ragione, inoltre, si intende richiedere la collaborazione dei nostri Istituti scolastici (Istituti Comprensivi e Istituto di Istruzione secondaria superiore) e dell’Università della Terza Età di Noci. Il coinvolgimento pieno delle Istituzioni scolastiche mira altresì all’autonoma, e volontaria, progettazione di momenti di riflessione ulteriori che possano innestarsi idealmente e materialmente nel contesto della mostra».

Per dare seguito all’Atto di indirizzo approvato dalla Giunta, l’Ufficio ha predisposto un Avviso, pubblicato all’Albo pretorio del Comune di Noci, per l’individuazione di un esperto in Didattica della Shoah cui conferire un incarico di prestazione d’opera occasionale nell’ambito dell’allestimento della mostra in questione. All’esperto così individuato saranno affidate le attività di allestimento della mostra con ingresso aperto alla cittadinanza e alle scuole; breve percorso di formazione preliminare rivolto ai tutor della mostra, volontari che saranno presenti fisicamente durante i giorni stabiliti per accogliere i visitatori, e a privati cittadini interessati ad approfondire i contenuti dell’iniziativa; definizione di momenti di riflessione negli spazi adibiti alla mostra durante il suo svolgimento. La documentazione inerente la candidatura dovrà pervenire entro le ore 12:00 del giorno 24 febbraio 2020 all’indirizzo di posta elettronica ufficioservizisociali.comune.noci@pec.rupar.puglia.it.

Link Avviso: http://www.comune.noci.ba.it/index.php?id=1179