Teatro Barium: “Un barese a New York 3” anche a febbraio

 

I dettagli

BARI – Sabato 2 alle 21 e domenica 3 febbraio, alle 18 e alle 21 al teatro Barium saranno proposte le repliche del nuovo spettacolo “Un barese a New York 3”, di e con Gianni Colajemma , insieme a Lucia Coppola, Federica Antonacci, Maria Schino, Luca Mastrolitti e Magda Fanelli, che proseguiranno per tutti i fine settimana di febbraio.

Dopo l’affluenza delle ultime settimane, con oltre sessanta repliche, il teatro Barium ha scelto di prorogare per tutto il mese di febbraio, il divertente spettacolo che mostra le avventure dell’attore barese Joe Colella, trasferitosi a New York per acquisire notorietà e avviare un importante percorso artistico.

Ho provato a immaginare – ha spiegato Colajemma – come si può comportare un barese in una grande città estera. Ho immaginato New York perchè è un simbolo dell’America, è il sogno americano che per chiunque ha un significato personale. Per Giovanni è fare l’attore, per altri è aprire un grande negozio, qualcun altro vuole costruire un altro grattacielo e via dicendo. È un sogno”.

In questo terzo capitolo della storia, che si apre con la preparazione atletica di Joe per fare da testimonial alla celebre Maratona di New York, ci sono varie novità. Alcuni personaggi, che sono stati centrali nei precedenti episodi, non sono più presenti e lasciano spazio a nuove figure che irrompono nella vita del protagonista, che pian piano incomincia ad addentrarsi nei circuiti attoriali newyorkesi. I personaggi sono cresciuti e maturati nel tessuto sociale americano. Come lui anche i suoi amici e familiari sono impegnati in varie attività lavorative. Inoltre in questo capitolo di “Un barese a New York” sono trattati con l’ilarità e il brio che caratterizzano il teatro di Colajemma, questioni di attualità, come l’immigrazione e l’integrazione.

Questa nuova commedia è abbinata ai precedenti spettacoli, ne è il sequel. Da parte nostra è un nuovo modo di fare teatro, perché non è il solito spettacolo popolare, quello in vernacolo, che ci ha fatto acquisire molta esperienza negli anni. È un modo di evolverci teatralmente, utilizzando sempre il dialetto, inserendolo in storie diverse e soprattutto in questo momento di globalizzazione, arricchendolo di interventi anche in inglese e americano, lingue che con il barese hanno un bell’effetto, perché molto musicali”.