Presìdi del libro, Maria Giannico Leogrande consegna il Premio Leogrande 2021 a Nicola Lagioia

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BARI – Sabato 4 settembre si è svolta a Taranto, nel Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari, la cerimonia di premiazione della V edizione del Premio Alessandro Leogrande dedicato al giornalismo narrativo di inchiesta. Dopo i saluti istituzionali della presidente Anna Maria Montinaro e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Taranto Fabiano Marti, Enrica Simonetti ha intervistato gli autori in gara e Nicola Lagioia, l’ultimo vincitore del concorso promosso dall’Associazione Presìdi del libro in collaborazione con la Regione Puglia-Assessorato all’Industria Turistica e Culturale.

“Si può fare inchiesta in mille modi, anche scrivendo un romanzo”, esordisce Simonetti. Il gancio è perfetto per Nicola Lagioia: “Che cos’è il mio libro? Non lo so. Il mondo oggi è così difficile, insondabile… I libri che sanno dare una torsione poetica ai fatti sono necessari”. Oltre il delitto Varani dunque, oggetto d’indagine del suo La città dei vivi (Einaudi), con un suggerimento: possa il Premio Leogrande chiedersi “A che punto è la notte” del giornalismo d’inchiesta in un paese dove chi se ne occupa è spesso costretto a pagarsi le spese per assicurarsi contenuti adeguati.

Sulla crisi dell’informazione discute anche Francesca Nava che racconta come, per approfondire i contenuti de Il focolaio. Da Bergamo al contagio nazionale (Laterza), abbia dovuto licenziarsi. “Le inchieste hanno un costo. Non so se ci saranno delle condanne nel procedimento avviato dalla procura di Bergamo, ma il punto è un altro: riscrivere la storia del ‘focolaio’ facendo emergere le ombre di quello che è considerato il fiore all’occhiello della sanità italiana”.

Paolo Pileri che col suo Progettare la lentezza (People) sollecita la politica a un sovvertimento del paradigma della velocità, è sicuro che “per capire bisogna stare dentro le cose, come faceva Alessandro”. Mutare il ritmo vuol dire scoprire ciò che esiste oltre quello che vogliono farci vedere, ad esempio riappropriarsi della Puglia dell’entroterra oltre quella delle coste.

La trattativa Stato-mafia è il fil rouge del libro di Calapà, A un passo da Provenzano (UTET). “Il quotidiano è l’anti-lentezza per eccellenza” esordisce l’autore, sottolineando quanto la scelta di scrivere un libro sia dipesa dal desiderio di legare inchieste di tanti anni “Spero di aver fatto qualcosa di utile e interessante”.

Gianfrancesco Turano, in concorso con Salutiamo amico (Giunti), nella sua inchiesta ha affrontato la rivolta del 1970 a Reggio Calabria contro la designazione di Catanzaro a capoluogo. Quasi un romanzo epistolare, con un linguaggio intriso di forme dialettali, che pone l’amicizia come strumento di crescita e riscatto.

La premiazione di Nicola Lagioia da parte di Maria Giannico Leogrande avviene in una girandola di citazioni e ricordi. “La restituzione di complessità è forse il più grande patrimonio che un autore, uno scrittore, un giornalista, un essere umano come Alessandro Leogrande ci possa lasciare” conclude Nicola Lagioia.