Il lavoro nasce dalla collaborazione artistica tra la compagnia tarantina e Michelangelo Campanale, diventato regista ed autore di punta nel panorama internazionale del teatro per le nuove generazioni, che in questo allestimento condivide testo e regia con Antonella Ruggiero. In scena Giovanni Guarino, attore e figura storica del Crest, del quale l’artista è tra i fondatori, e il giovane interprete Andrea Romanazzi, chiamato a misurarsi con il teatro di figura e il teatro d’ombre nella cui realizzazione c’è la collaborazione di Marco Guarrera.
E narra, con delicatezza e intensità, la storia della cattura di una balena prendendo spunto da un fatto realmente accaduto: la comparsa, nel febbraio del 1887, nel Golfo di Taranto, di una balena Franca boreale, sino a quel momento mai avvistata nelle acque del Mediterraneo. Davanti a quella creatura immensa e sconosciuta, che nessuno pensava potesse trattarsi di un animale pacifico, i tarantini reagirono con paura e violenza colpendo l’animale con fiocine, colpi di rivoltella e persino con candelotti di dinamite. I suoi resti sono oggi conservati al Museo Zoologico di Napoli, memoria concreta di un evento ormai dimenticato ma che viene rievocato come nuovo tassello dello storytelling della città, cui il Crest presta da sempre attenzione con l’obiettivo di valorizzarne il patrimonio culturale immateriale.
Come nel romanzo di Luis Sepúlveda «Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa», «Ninì e la balena» invita a guardare il mondo attraverso gli occhi dell’animale, capace di restituire con il suo sguardo l’avidità e la paura umana. Ricorrendo a vari linguaggi, lo spettacolo vuole pertanto parlare con delicatezza e intensità dell’ignoto e delle reazioni che genera la paura, ma anche del potere trasformativo della memoria e dell’incontro.
Lo spettacolo segna il ritorno in scena dell’attore Giovanni Guarino nei panni del pescatore Ninì che, ormai anziano, non ha dimenticato quel giorno in cui, bambino, fu il primo a scorgere la balena e a dare l’allarme. Un gesto, nato dalla paura, che segnerà per tutta la vita il protagonista della storia, trasformando il suo iniziale stupore in senso di colpa e poi in consapevolezza.
«Lo spettacolo nasce dal desiderio e dall’idea di Giovanni Guarino di raccontare una storia vera, quella della prima Balena Franca Boreale avvistata e catturata nel Mediterraneo, a Taranto nel 1877. Una storia che gli stessi tarantini spesso ignorano. Quando si parla di caccia alle balene, l’immaginario subito ci porta a Moby Dick e per me era eccitante poter lavorare su un Moby Dick tarantino. Un vecchio, un bambino e una balena sono i protagonisti del nostro spettacolo “Ninì e la balena”. È la balena stessa a raccontarci la sua storia, proprio come avviene nel libro di Luis Sepulveda “Storia di una balena raccontata da lei stessa”; è attraverso il suo occhio che vediamo gli uomini, la loro avidità e anche la loro paura.
È bello poter parlare con i bambini dei soldi e mostrare loro a quali azioni efferate conducono gli uomini. Ma io e Antonella Ruggiero, che mi ha affiancato alla regia e alla drammaturgia, volevamo offrire ai bambini un altro finale, un’altra possibilità per questa storia. Ci siamo domandati: ha senso in questo tempo raccontare la storia di una balena che viene uccisa? Cosa uccidono i tarantini uccidendo quella balena? Per noi la Balena è la metafora della città, dell’anima della città, della sua bellezza e della sua storia millenaria. Giovanni Guarino, anima del Teatro CREST di Taranto, è portatore sano della storia tarantina, in questo lavoro di produzione ci ha raccontato tanti aneddoti e fatti storici legati alla città di Taranto, alle sue contraddizioni, al fenomeno di rimozione e cancellazione che ha accompagnato parte della sua storia.
È una città che non sempre si è voluta bene. La Balena è Taranto e nel nostro spettacolo la balena non muore, almeno questo è quello che il vecchio pescatore racconta al bambino appassionato di balene che lo assilla con le sue domande, resta lì sotto la città a proteggerla, a custodirla e fino a quando un solo bambino continuerà a raccontare questa storia, la balena continuerà a sorreggere questa grande città per impedirle di affondare.
Diversi sono i linguaggi teatrali che abbiamo scelto di mettere in campo: il teatro d’attore con un mirabile Giovanni Guarino protagonista sulla scena; il teatro di figura, il bambino in scena è un pupazzo animato da Andrea Romanazzi e il teatro di ombre curato da Marco Guerrera – Malombra, che ha creato immagini di grande poesia. Questo spettacolo vuole essere un dono per la città di Taranto e speriamo che partendo dalla città dei due mari possa incontrare i bambini di tutta Italia per raccontare questa storia avvenuta nelle acque del Mar Grande».
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