Lecce, apre il centro per i senza fissa dimora

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Cerimonia oggi alla presenza del sindaco Perrone. Troveranno ospitalità 25 persone. La struttura sarà gestita inizialmente dalla Comunità Emmanuel

centro per i senza tetto lecceLECCE – E’ stato aperto ufficialmente oggi il Centro di accoglienza per persone senza fissa dimora (ex Masseria Ghermi). Inizialmente nella struttura troveranno ospitali 25 persone.
“E’ una risposta importante – ha spiegato questa mattina il sindaco Paolo Perrone – che cerchiamo di dare a quanti si trovano in difficoltà. Non è certo la risoluzione di un problema ma un piccolo passo avanti per arginare situazioni di disagio sociale oramai dilagante. L’immobile ha un alto valore simbolico perché è stato sottratto alla Scu e restituito alla nostra comunità. Ringrazio quanti hanno consentito di giungere a questo significativo traguardo e alla Comunità Emmaunel che gestirà il Centro per i primi tre mesi”.
Siamo contenti di rispondere all’appello del Comune – ha affermato Padre Mario Marafioti, fondatore della Comunità Emmanuel – E’ l’ultima delle frontiere dell’accoglienza nelle quali lottiamo da 35 anni per dare un sorriso a chi non ce l’ha più. In questa struttura coinvolgeremo tutte le forme di povertà del territorio”.
L’immobile è stato benedetto da don Attilio Mesagne, direttore della Caritas di Lecce.
Il Centro di accoglienza per persone senza fissa dimora – al quale offrirà la propria collaborazione la Polizia Ferroviaria di Lecce – fa parte dei beni confiscati alla mafia trasferiti dall’Agenzia del Demanio al patrimonio indisponibile del Comune di Lecce.
Alla cerimonia hanno preso parte anche l’assessore ai Servizi Sociali, Nunzia Brandi, il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Gaetano Messuti, il dirigente del settore Servizi Sociali del Comune di Lecce, Annamaria Perulli e il dirigente. del settore Edilizia Scolastica, Maurizio Guido.

Il progetto è stato reso possibile grazie ai fondi previsti del Pon Sicurezza 2007-2013 e ha posto l’attenzione sul recupero di una masseria abbandonata (Masseria Ghermi) e del relativo terreno circostante, da destinare a una struttura di accoglienza per persone senza dimora e per ex-detenuti avviati a un percorso di inserimento sociale.
L’immobile fa parte dei beni confiscati alla mafia trasferiti dall’Agenzia del Demanio al patrimonio indisponibile del Comune di Lecce.
La struttura si trova atta fine di via Adriatica, sulla traversa per Surbo, ubicata a pochi chilometri da Lecce. È composta da un terreno di quasi 30.000 metri quadrati sul quale erano presenti tre fabbricati in totale stato di abbandono. Non si tratta di una masseria agricola vera e propria ma solo di alcuni ruderi risalenti agli anni 80 che si affacciano su tre enormi piazzali di cemento. La proprietà era finalizzata alla produzione artigianale di mattoni forati di calcestruzzo; era di proprietà di Angelo Vincenti, il boss della Scu di Surbo che viene ritenuto il mandante dell’ordigno al treno Lecce-Zurigo. Il 5 gennaio 1992 una bomba posta su un cavalcavia ferroviario esplose pochi minuti dopo il passaggio del treno per Zurigo, con più di 700 passeggeri a bordo.

L’obiettivo del progetto è quello raggiungere una serie di risultati: soccorrere concretamente chi si trova in grave stato di bisogno e lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà; rendere fruibile un edificio confiscato alla criminalità organizzata per destinarlo ad un uso di benessere sociale; promuovere un’alternativa alle logiche mafiose che possa passare attraverso un’azione di riconquista del territorio e di creazione di una cultura condivisa della legalità; contribuire a spezzare il circuiti economici della mafia riappropriandosi delle risorse che sono state sottratte alla collettività attraverso pratiche illegali; innescare processi di sviluppo sul territorio che partano dal concetto di utilizzo di un bene comune secondo percorsi di legalità; assicurare il graduale reinserimento nella vita produttiva dei soggetti già sottoposti al regime carcerario e/o a misure alternative alla detenzione; sottrarre dal rischio di reclutamento da parte delle organizzazioni criminali i soggetti che versano in grave stato di indigenza e disperato bisogno; trasmettere la convinzione che una città più solidale è anche una città più sicura.