Il 24 e 25 gennaio 2026 in scena lo spettacolo liberamente ispirato al romanzo best seller di Nicola Lagioia, nuova coproduzione Teatri di Bari, per la regia di Ivonne Capece
BARI – Arriva al Teatro Kismet di Bari sabato 24 gennaio alle ore 21 e domenica 25 gennaio alle ore 18 lo spettacolo “La città dei vivi”, liberamente ispirato al romanzo best seller di Nicola Lagioia, con la regia e l’adattamento drammaturgico di Ivonne Capece. Prodotto da Elsinor – Centro di Produzione Teatrale con TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e Teatro di Sardegna, La città dei vivi gioca sull’alternanza tra presenza e assenza: gli attori in carne e ossa (Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Pietro De Tommasi, Cristian Zandonella) si confrontano con presenze virtuali, proiezioni e ologrammi che ampliano lo spazio scenico in una dimensione sospesa tra teatro e videoarte.
Un delitto assurdo e brutale, un caso di cronaca nera tra i più disturbanti degli ultimi anni diventa dunque materia teatrale: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente. Da questo fatto realmente accaduto, Nicola Lagioia costruisce un’inchiesta narrativa che scava nel buio delle coscienze, mettendo in discussione il confine tra colpa e normalità, tra mostruosità e quotidiano.
Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno morale che appartiene non solo ai protagonisti, ma a un’intera società. Roma diventa un personaggio: viva, tentacolare, oscura, capace di attirare e inghiottire. Una città che pulsa di desideri, illusioni, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione attraverso una drammaturgia tagliente e un linguaggio che mescola racconto e confessione, il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo.
“Lo spettacolo non è un true crime – racconta la regista – ma, al contrario, ne rappresenta l’antitesi. Ho scelto di non concentrarmi sui dettagli del caso di cronaca — pur centrali nel libro — per indagare invece gli aspetti più universali ed esistenziali che emergono dalla trama.
Nel suo romanzo, Nicola Lagioia pone al centro non solo la vicenda, ma anche la città di Roma, che diventa una grande metafora dell’umanità. Anche per questo, in scena non vengono mai pronunciati nomi propri: i personaggi assumono il valore di archetipi, figure che incarnano diverse sfumature della condizione umana.
C’è il mistero della violenza, quel paradosso intrinseco all’essere umano, capace di scolpire il Mosè di Michelangelo ma anche di distruggerlo a martellate, riducendolo in polvere da sniffare. È il contrasto fra la grandezza creativa e la brutalità distruttiva dell’uomo, un dualismo ineludibile che percorre l’intera messinscena. C’è poi chi invece osserva la violenza dall’esterno: il testimone, l’artista, colui che tenta di rappresentarla”.
Lo spettacolo La città dei vivi è un’opera di finzione, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative, documentaristiche o giornalistiche, né intende rappresentare fedelmente fatti, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario, si configura come opera artistica, espressione del diritto alla libertà creativa, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora, l’iperbole, la trasfigurazione simbolica, l’immaginario.
Eventuali riferimenti a nomi, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale, proposta in chiave poetica, simbolica e provocatoria.
Sabato 24 gennaio nel foyer sarà presente il book corner dell’associazione culturale Un panda sulla luna. Alla replica di domenica 25 gennaio seguirà invece l’incontro con la Compagnia nel foyer e con lo Spettatore critico.
I biglietti della Stagione 2026 partono da un prezzo di 15 euro, disponibili al botteghino del teatro in strada San Giorgio martire 22f, online e nei punti vendita del circuito Vivaticket. Sono previsti oltre all’abbonamento BOT per tutti gli spettacoli anche mini abbonamenti per otto ingressi. Per informazioni: 335 805 22 11, botteghino@teatrokismet.it.
La Stagione teatrale Rinascenza al Kismet, con la direzione artistica di Teresa Ludovico e Gianni Forte, è organizzata da Teatri di Bari con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Puglia e del Comune di Bari.





