Il Festival internazionale di Andria “Castel dei Mondi” prosegue a ritmo serrato e anima i luoghi pubblici della città

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omero odissea, canto per oggetti e voce di antonio panzuto e tam teatro musica

La programmazione del 3 settembre

ANDRIA – Continua a ritmo serrato la programmazione del Festival internazionale di Andria “Castel dei Mondi”. Un Festival che popola i luoghi pubblici simbolo della città ed è l’esempio della rigenerazione di un territorio per la sua capacità di intercettare le nuove scommesse culturali e di innovazione, trasformando la città in paesaggio culturalmente vivo, fortemente propositivo, offrendo continue opportunità di crescita culturale e occupazionale. La Città di Andria è sprovvista di un teatro comunale. Il Festival ha portato gli spettacoli e la propria idea progettuale in favore della libera e maggiore fruizione e valorizzazione dei beni architettonici di proprietà pubblica, unici scenari alle esecuzioni artistiche, assieme alle piazze e alle vie. Il Festival, infatti, “sta abitando” Castel del Monte, la Corte di Palazzo Ducale, Piazza Catuma, il Chiostro di San Francesco, l’Officina San Domenico, il Quartiere San Valentino. È quello che è accaduto ieri con grande partecipazione di pubblico e successo di critica sia per il suggestivo concerto “Ennio Morricone e Il Cinema Musicale”, con l’imponente scenografia di Castel del Monte, nel piazzale antistante alla corona di Puglia di Federico II di Svevia, un tributo all’arte e al genio del Maestro del cinema in musica più volte premio oscar, progetto, arrangiamenti e composizione a cura del M° Federica Fornabaio, che per lo spettacolo nella corte del Palazzo ducale della prima regionale di “Romeo E Giulietta. Una canzone d’amore” con Paola Gassman e Ugo Pagliai, che hanno interpretato un testo di Babilonia Teatri, compagnia vincitrice del Leone d’argento alla Biennale di Venezia nel 2016.

Un ottimo riscontro di pubblico anche per la replica di Silent porn, il cine-concerto del gruppo Supershock in esclusiva regionale all’Officina San Domenico.

Una conclamazione per la XXV edizione del festival multidisciplinare di arti performative, fortemente voluto dalla Città di Andria con il sostegno dalla Regione Puglia – Fondo speciale per la cultura, Programma Straordinario Custodiamo la Cultura in Puglia 2021, e organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese.

A Palazzo ducale, con inizio alle 21,15, ci attende “Showreel” di Elsinor soc. Coop. Sociale. Lo showreel è il riassunto della carriera di un’attrice o attore attraverso brevi spezzoni dei filmati che lo vedono coinvolto, i punti più significativi del suo percorso professionale in video. Lo si crea per presentarsi all’attenzione degli addetti ai lavori come registi e casting director.

Io non ne ho mai avuto uno, nonostante la mia agente mi esorti continuamente a farlo. E lei ha ragione, è una mia pecca… mi riprometto di farlo subito.

In ogni caso, sono sempre più consapevole del fatto che la vita reale, fuori dallo show, che gira intorno ai frammenti spettacolari, ciò che accade in mezzo, tra uno spezzone e l’altro di un percorso artistico, racconta storie più intense ed emozionanti del tentativo di rappresentarsi. È anche molto probabile che sia sempre stato così. Da qui nasce l’idea di Showreel.

Ci sono frammenti di vita, spesso non centrali nelle nostre storie, che scartiamo dallo spettro della nostra attenzione e che il più delle volte sembrano vuote di significato. Queste storie esistono di sponda, non vanno dritto ad un risultato e sembrano non avere un senso principale nei fatti che contano e che descrivono le nostre vite, divenute globali.

Anche il tempo che le avvolge sembra essere troppo dilatato, se non troppo veloce, per riuscire a registrarne un ricordo. Sono pezzi che ci stanno intorno e che osserviamo negli angoli delle stanze della nostra memoria, negli interstizi delle nostre giornate. Eppure finiscono per battere il tempo delle nostre emozioni e finiscono per comporre le nostre presentazioni, come fossero invece le inquadrature migliori delle nostre vite. Sul set e sul palco, li troviamo nei momenti successivi allo stop, dopo gli applausi. Biglietto: 3 euro.

In replica stasera dalle ore 21,15 nel CPIA del quartiere periferico di San Valentino l’altra prima regionale del Festival: “Omero Odissea. Canto per oggetti e voce” di Antonio Panzuto e Tam Teatro Musica.

L’Odissea è il poema del viaggio e della nostalgia. È la storia di Ulisse, eroe astuto e valoroso, ma enormemente infelice, perché, desideroso di ritornare in patria, è spinto continuamente lontano dall’odio di un Dio. È costretto ad affrontare avventure affascinanti e pericoli terribili: dai mangiatori di loto, la pianta che fa dimenticare il ritorno, al Ciclope mostruoso, crudele e beffardo, dalla maga Circe, bellissima, che trasforma in porci i compagni di Ulisse, al canto delle Sirene, dal vento di Eolo a Scilla e Cariddi. Figura atipica nel panorama teatrale italiano, Antonio Panzuto è un artista della scena che sfugge alle etichette con sorridente discrezione. Le sue macchine teatrali sono abitate da oggetti e figure azionate a vista tramite grovigli di fili mescolando legni e metalli, corde e tessuti, produce visioni secondo i segreti dettami di una drammaturgia pittorica che procede per affinità e corrispondenze più che per nessi logici o narrativi. Biglietto: 8 euro (intero) – 5 euro (ridotto).

Nel Chiostro di San Francesco invece dalle ore 19,00 per la programmazione extra del festival la presentazione del libro “Il teatro ai tempi della peste. Modelli di rinascita” di e con Alberto Oliva, regista teatrale, scrittore e giornalista italiano. Dirige spettacoli di prosa in diversi teatri milanesi e nazionali e opere liriche. Con il suo libro l’autore disegna un quadro chiaro, preciso dell’attuale situazione del macrocosmo teatrale in relazione all’emergenza sanitaria mondiale.

Una riflessione su quello che sta succedendo al sistema teatro a causa del Coronavirus. Oliva però ricorda fin da subito che ciò che stiamo vivendo non è affatto un unicum nella storia. Più volte l’uomo è stato chiamato a confrontarsi con emergenze simili, trovando sempre il modo per “sopravvivere” e lo stesso vale per il teatro.

Quanto sono “giuste” le contaminazioni provenienti dal web, dai social o dalle dirette zoom passando per le messe in scena allestite appositamente per le registrazioni video da trasmettere magari in televisione? Potremmo passare ore a discutere sul teatro del domani, su cosa sia più o meno “idoneo” per il suo futuro, ma ne vale veramente la pena? Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Tra i “bonus track” gratuiti della sezione Extra sino al 4 settembre, con inizio alle ore 16:00, anche il laboratorio di Enrico Frattaroli “Ostrigotta, Ora Capesco! Joyce nel segno di Dante”, “autotraduzione” italiana di James Joyce dell’episodio “Anna Livia Plurabella” da Finnegans Wake. «Un seminario sull’opera di James Joyce da me dedicato alla sua scrittura – è lo stesso Frattaroli a descriverlo -; specificamente, alla concertazione sinfonica degli stream of consciousness di Ulisse e alla loro coniugazione con la scrittura fluviale di Anna Livia Plurabella, un testo scritto in una lingua portata ai limiti e al di là dell’inglese, ma che, nel nostro caso, si avvale di una versione italiana originale operata dallo stesso Joyce. Il seminario, sebbene focalizzato sull’opera di Joyce, verterà anche su altri miei lavori, che coinvolgono scritture e poetiche diverse (da Sade a Sofocle, da Kane a Ritsos) ma rese coerenti da uno stesso metodo poietico, compositivo, teatrale, diversamente declinato». Joyce volle rendere in italiano la poetica di Finnegans Wake e lo fece ispirandosi alla fonè italiana della scrittura di Dante, facendone non un semplice punto di riferimento, ma il segreto stesso, il codice genetico della sua operazione. La scrittura della Commedia, in cui tutto è dialetto e tutto è lingua, è il modello globale di Joyce. La fonè dantesca vi è disseminata e impregna il testo anche laddove la Commedia non viene direttamente citata. E le stesse citazioni di Dante, il più delle volte tronche o inesatte, vengono deformate in base al suo stesso principio – la tecnica di deformazione a cui Joyce si è ispirato – e ricondotte ai registri ironici di Finnegans Wake. La partecipazione al laboratorio-seminario all’Officina San Domenico dalle ore 16,00 alle 19,00 è gratuita fino a esaurimento posti.

Tutto avverrà sotto l’ombrello della gigantesca (13 metri) e straordinaria installazione in piazza Catuma, per la prima volta in Italia, che permarrà sino al 3 settembre, “Man” della tasmaniana Amanda Parer, ispirata all’ottocentesco Pensatore di Auguste Rodin, che ritrae l’uomo riflettere sulle fragilità del nostro tempo.

Il programma è fitto: 2 installazioni, 10 spettacoli, 3 laboratori, 2 post show, 3 conversazioni con l’autore, 2 prime nazionali e 4 prime regionali. Ad affiancare il programma tradizionale del Festival c’è la sezione “Extra” (https://www.casteldeimondi.com/spettacoli/extra) che come bonus track comprende ‘Lab’, una serie di workshop gratuiti, tenuti da professionisti, che rendono il festival anche un’occasione di formazione e crescita; ‘Andria Off’, una rassegna-indagine, già sperimentata in altre edizioni, questa volta dedicata agli artisti della regione Puglia con 4 spettacoli, un laboratorio, una conversazione di approfondimento; ‘Talk’, sezione dedicata ai libri, tenuti come punto di partenza per discutere di temi particolarmente cari alla manifestazione; ‘Post show’, incontri ravvicinati fra artisti e pubblico, oltre il filtro del palcoscenico, del testo teatrale, dell’impostazione attoriale; il progetto speciale ‘Le Persone al Centro’, sezione fortemente voluta dall’Assessorato alla Cultura nella persona dell’ass. Daniela Di Bari, come occasione d’inclusione, partecipazione diretta e formazione, intreccio virtuoso tra Festival e comunità con 3 laboratori, conversazioni di approfondimento, 3 exhibition itineranti.