Cerignola, FP Cgil: “Nuove misure contro le aggressioni in ospedale”

0

cerignola

CERIGNOLA (FG) – Attivare un presidio fisso di Polizia o, in alternativa, prevedere che più volte, nell’arco della giornata, poliziotti e militari dell’Arma si alternino nel recarsi nella struttura ospedaliera per prevenire con la loro presenza eventuali situazioni di tensione; concordare con Prefettura e direzione sanitaria, il potenziamento e la concreta attuazione del protocollo di sicurezza già esistente; prevedere modalità che disciplinino l’accesso dei cittadini alle strutture per garantire la loro sicurezza e quella degli operatori sanitari.

Sono queste alcune delle osservazioni di FP Cgil sull’emergenza riguardante l’Ospedale Tatarella di Cerignola, dove la recente aggressione ai danni degli infermieri del Pronto Soccorso, con danneggiamenti anche alle strumentazioni della struttura, è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi.

La situazione di insicurezza e malessere vissuta da medici, infermieri e personale del nosocomio, purtroppo, non è legata a singoli accadimenti isolati ma a uno stato di cose che si protrae da molto tempo“, ha spiegato la FP Cgil Foggia attraverso una nota.

La nostra solidarietà e quella dell’intera Comunità Cerignolana a medici, infermieri e personale dell’Ospedale Tatarella deve essere accompagnata alla messa in atto di azioni di prevenzione di questi atti di violenza, per evitare che continuino a verificarsi e scongiurare il rischio che possano portare a conseguenze ancora più gravi. La questione sicurezza è fondamentale ed è una precondizione irrinunciabile per assicurare la necessaria serenità sia a chi opera nel nosocomio sia ai cittadini che si recano nella struttura. Cerignola è una grande città, l’Ospedale Tatarella è un presidio del diritto alla salute nel quale medici e infermieri lavorano con impegno e professionalità. Non possiamo accettare o peggio ancora assuefarci a un clima di costante tensione che minaccia l’incolumità degli operatori, l’integrità di strutture e strumentazioni e, di conseguenza, mette a rischio anche i cittadini in attesa di essere visitati e curati“.