BiARCH – Bari international Archifestival “Margini, confini, frontiere”

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Formalizzata la candidatura del Comune di Bari ad ospitare il primo festival di architettura

BARI – Nell’ambito del bando pubblicato dalla direzione generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del ministero per i Beni e le Attività culturali, è stata formalizzata ieri la candidatura del Comune di Bari ad ospitare la prima edizione del Festival biennale di Architettura BiARCH – Bari international Archifestival, indagando il tema “Margini, confini, frontiere”.

Partendo dalla sua condizione di città proiettata sullo spazio adriatico-mediterraneo, Bari identifica il tema del margine come cifra distintiva del contemporaneo, proponendo un Festival laboratorio che sia in grado di coinvolgere il pubblico sugli aspetti di riflessione ma anche di attivazione legati alle sfide dell’architettura e della rigenerazione urbana.

La formula scelta prevede Lectio Magistralis, conferenze e laboratori partecipativi di co-progettazione, performance sullo spazio pubblico, esperienze di riuso collettive, con al centro del programma il rapporto tra rigenerazione urbana e beni comuni, su cui la città di Bari sta conducendo un’esperienza significativa.

BiARCH si propone cioè di tracciare un percorso aperto di riflessione transdisciplinare sul rapporto tra architettura e città, favorendo la contaminazione tra discipline, saperi e pratiche e promuovendo la piena attivazione culturale e civile attorno ad un evento pensato per essere policentrico e democratico.

Il tema scelto, “Margini, confini, frontiere”, rimanda d’altronde esplicitamente all’esigenza di superare i perimetri esistenti (geografici, culturali, sociali e disciplinari) per promuovere un nuovo modo di fare architettura per tutti.

La candidatura – sottolinea Alessandro Cariello, componente dello staff del sindaco per i temi Urbanistica, Rigenerazione, Periferie Urbane, che ne ha curato le diverse fasi, – vede il Comune di Bari capofila di un partenariato ampio e partecipato dai principali attori istituzionali, economico-sociali e culturali della città. Oggi, a poco più di un mese dall’avvio di un lavoro di co-progettazione intensissimo, possiamo contare su 17 soggetti istituzionali che presidiano l’organizzazione e il coordinamento del festival, su un network di supporto composto da 45 tra partner internazionali (università, agenzie nazionali, municipalità estere) e operatori culturali selezionati con una call pubblica del Comune di Bari, e su un partenariato di co-finanziamento che sostiene l’attuazione del festival. Un risultato che, al di là degli esiti di questa candidatura presso il ministero, dimostra la validità di quell’approccio partecipativo alla programmazione che è la cifra di questa amministrazione“.

L’ideazione di questo festival – commenta l’assessora alle Culture Ines Pierucci – nasce dalla consapevolezza che i luoghi della fruizione culturale stanno cambiando insieme all’estetica urbana e che le città cambiano attraverso il riuso degli spazi abbracciando un punto di vista coerente e onnicomprensivo. Le politiche culturali pubbliche non sviluppano soltanto un piacere ma un fattore di crescita collettiva, capitale sociale ed elaborazione politica di una comunità. Il compito di un’amministrazione non è quello di educare ma di creare occasioni di condivisione e di aggregazione negli spazi concepiti assecondando le nuove esigenze della comunità. È per questi motivi che durante il festival BiARCH abbiamo previsto la progettazione di un monumento che caratterizzi la città in ogni sua arte. Quella di questa prima edizione ambisce a disegnare il primo “Monumento al libro”, da realizzare in sinergia con gli artisti pugliesi di tutto il mondo, immaginato non solo per omaggiare un oggetto immortale qual è il libro ma per offrire da un lato un risultato concreto ad una manifestazione che promuove i temi della progettazione degli spazi pubblici, dall’altro per valorizzare un punto significativo della città. Un monumento inteso come opera d’arte “dinamica”, da fruire anche come luogo di animazione del libro, da collocare in un luogo che si potrebbe nominare la piazza del Sapere, una biblioteca a cielo aperto dove è possibile scambiare libri e leggerli“.

Il Festival

La 1° edizione di BiARCH – Bari international Archifestival è centrata su “Margini, confini, frontiere”, intesi come luoghi concettuali in cui il progetto di architettura produce sempre più spesso i più interessanti fenomeni di innovazione culturale, sociale e ambientale; questi 3 luoghi concettuali costituiscono anche le 3 sezioni in cui si struttura il festival.

· La “Sezione Margini – l’architettura e le ferite della geografia” si articola in eventi dedicati ai fenomeni urbani delle città sulle rive del Mediterraneo e ai contesti dominati da cesure irrisolte quali infrastrutture portuali e logistiche, o da potenzialità inespresse insite nel margine urbano-rurale, che nelle sue forme nette assume tratti distintivi delle città del meridione.

· La “Sezione Confini – Lo spazio visto da altre terre” si articola in esperimenti di riattivazione urbana attraverso i linguaggi transdisciplinare di cinema, fotografia, video, ecologia e politica, in grado di favorire i processi di placemaking soprattutto in contesti urbani ipo-significanti, che attendono da tempo nuove interpretazioni.

· La “Sezione Frontiere – Lo spazio di tutti” affronterà le “pratiche di frontiera” come i processi di appropriazione degli spazi, i beni comuni, e la coabitazione che, pur non del tutto definite dal lessico disciplinare, stanno dando nuove forme alle città, permettendo all’architettura di evolversi di pari passo, acquisendo nuove possibilità, linguaggi e orizzonti.

Accanto alle 3 sezioni sono previsti gli eventi principali, in programma nella “casa del festival” l’ex Teatro Margherita, curati da team e con interventi inaugurali di profilo internazionale, ovvero “Architetture del controllo globale: torri, porte, muri, porti, hotspot” (su dispositivi esemplari di controllo dei margini e delle frontiere) e “Architettura contemporanea ai bordi del Mediterraneo” (su progetti d’autore a partire dal secondo dopoguerra nell’area del mediterraneo settentrionale, con un focus sulla Puglia); il fuorifestival, con eventi collaterali e autopromossi, diffusi nella città, selezionati con una call per aprire al pubblico studi di architettura, atelier, gallerie e attivare piccole temporary exhibitions in locali sfitti, oltre a laboratori di gamification ed esplorazioni urbane per coinvolgere anche i più piccoli.

I principali luoghi del festival si articoleranno lungo la linea di costa e ospiteranno dibattiti, tavole rotonde e laboratori, gli altri luoghi saranno diffusi nell’intero territorio comunale, toccando spazi nevralgici delle periferie e di rigenerazione urbana o in cui insistono i cantieri che stanno trasformando la città.

Saranno coinvolti all’interno del Festival anche gli studi di architettura della città che apriranno le loro porte al grande pubblico, nonché alcuni locali sfitti che ospiteranno exhibition temporanee.

Le location selezionate, selezionate su presupposti di pregio, di capienza e di coerenza spaziale, sono tutte nella disponibilità del Comune di Bari e anche della Città Metropolitana, dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, e della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bari, partner istituzionali del festival.