Bari, l’assessora Tedesco alla presentazione di Futur-E

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Il percorso per dare nuova vita alla centrale Enel di Bari

BARI – Trasformare la dismissione di un impianto in un’occasione di sviluppo per il territorio attraverso un percorso virtuoso per individuare proposte innovative e sostenibili: è la sfida lanciata da Enel per la ex centrale elettrica di Bari, protagonista di un “Concorso di progetti” presentato oggi da Giuseppe Molina, Responsabile Generazione Termoelettrica Italia di Enel.

La centrale, che ha prodotto il suo ultimo chilowattora nel 2013, è uno dei 23 impianti per i quali l’azienda ha lanciato “Futur-e”, un programma per riqualificare, insieme alle comunità locali, i siti delle centrali termoelettriche che hanno concluso o stanno per concludere il loro ruolo nel sistema energetico nazionale. Il settore energetico è profondamente cambiato, a causa della riduzione dei consumi, della crescita delle rinnovabili e dello sviluppo e della diffusione dei soluzioni efficienti, nell’ambito della transizione verso un modello sempre più sostenibile, accompagnando le centrali verso nuovi e diversi utilizzi per generare valore condiviso, secondo principi di “economia circolare”.

Il “concorso di progetti”, procedura già adottata per altri 5 siti sul territorio nazionale e ora applicata per la prima volta per su un impianto inserito nel tessuto urbano, si articola in più fasi: a partire dal 3 aprile verrà pubblicato sul sito www.futur-e.enel.it l’avviso che indicherà le condizioni per presentare “manifestazioni di interesse” per l’area. Accertato il possesso dei requisiti previsti, si aprirà la seconda fase della procedura, che prevede l’invio di proposte progettuali per la riqualificazione dell’area, comprensive di offerte vincolanti per l’acquisizione del sito. La valutazione delle proposte sarà affidata ad una commissione tecnica formata da rappresentanti di Comune e Regione, Politecnico di Bari, Politecnico di Milano ed Enel, che verificherà l’idoneità delle soluzioni presentate, con particolare attenzione alle esigenze della comunità locale, già sondate anche per mezzo di un mirato piano di ascolto, e a specifici requisiti di qualità della proposta, innovazione e sostenibilità sociale, ambientale e finanziaria, e applicazione dei principi di economia circolare. Solo le proposte che risponderanno a tali requisiti di sostenibilità accederanno alla fase finale del percorso, finalizzata a individuare il progetto definitivo per il sito.

“La riqualificazione del sito della centrale Enel – dichiarato Carla Tedesco – è un’operazione molto rilevante per l’assetto urbanistico della Bari che verrà in virtù della sua localizzazione in un’area, il quartiere Stanic, che rappresenta una cerniera strategica per la ricucitura del settore nord ovest della città, in quanto connette i margini del quartiere Libertà al San Paolo. Si tratta della sfida urbanistica più impegnativa per la Bari del futuro. Una ricucitura da operarsi in un territorio connotato da nuclei di edilizia residenziale pubblica non connessi tra loro e mal connessi al resto della città, aree industriali dismesse, ma che presenta al contempo importanti segni del paesaggio (la lama Lamasinata) e della storia insediativa che possono diventare elementi generatori di progetti sostenibili. Nelle interlocuzioni con Enel abbiamo fornito alcune indicazioni che sono proprio volte a fare di questa operazione un’importante occasione per il riuso e la rifunzionalizzazione in chiave innovativa e sostenibile di un’area dismessa, rispondendo allo stesso tempo alle esigenze degli abitanti del quartiere”.

Storia della centrale. La Centrale di Bari si trova a ovest della città, all’interno nell’area industriale. Fu realizzata alla fine degli anni ‘50 dalla SGPE (Società Generale Pugliese di Elettricità) per la produzione di energia elettrica di base, con investimenti della Cassa del Mezzogiorno. Dopo il primo decreto di autorizzazione del 4 agosto 1955, vennero costruite la Sezione 1, in servizio dal luglio 1958, e la Sezione 2, in servizio da gennaio 1959. Successivamente, in virtù del Decreto Interministeriale 63 del 18 gennaio 1957, venne costruita la Sezione 3, che entrò in servizio nel novembre del 1959.

L’impianto è stato costruito per la produzione di energia elettrica da combustibili tradizionali; dopo i primi anni di alimentazione a carbone, sono stati utilizzati esclusivamente combustibile liquido e gas naturale. Dal 2008 in poi è stato utilizzato solo gas naturale. La centrale si compone di 3 sezioni da 68,5 MW ciascuna e si estende per circa 8 ettari, comprendendo 3 serbatoi un tempo utilizzati per deposito oli combustibili: due da 7500 m3 e uno da 20.000 m3, con relativi bacini di contenimento. Il metano viene invece veniva prelevato dal metanodotto di proprietà della SNAM mediante una stazione di decompressione.

È stata l’unica centrale Enel rimasta sempre in esercizio durante il black out nazionale del 28 settembre 2003: per l’impianto, in servizio con un solo gruppo, fu possibile evitare il blocco e fu utilizzato per alimentare progressivamente le centrali fuori servizio, accompagnando il rientro in produzione e la riaccensione della rete elettrica. Negli anni più recenti la produzione ha registrato un calo progressivo, restando tuttavia disponibile con una sezione in funzione di riserva energetica su richiesta del Gestore della Rete fino al 2013, anno in cui Enel ha inviato al Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare il piano di dismissione. Nel 2014 il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato la definitiva uscita dall’esercizio della centrale.