Bari, indagine su consumi e comportamenti alimentari dei cittadini

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L’indagine, affidata dal Comune all’Istituto Troisi Ricerche, ha approfondito 4 aspetti: le preferenze alimentari, le abitudini di consumo, la relazione tra cibo e salute e lo spreco alimentare

BARI – Nell’ambito del percorso di redazione del Piano di azione locale sul cibo (Food Policy), il Comune di Bari ha condotto un’indagine sui consumi e i comportamenti alimentari dei cittadini baresi per comprenderne gli orientamenti, le motivazioni e il grado di consapevolezza.

L’indagine, affidata all’Istituto Troisi Ricerche, ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.090 residenti, stratificato per genere, età, istruzione e professione, selezionato sulla base dei quartieri di appartenenza, aggregati per semplicità in nove aree geografiche.

La ricerca ha approfondito quattro aspetti della relazione tra i cittadini e il cibo: le preferenze alimentari, le abitudini di consumo, il rapporto tra nutrizione e salute e l’attitudine allo spreco alimentare.

Per quanto riguarda le abitudini alimentari, il consumo di pesce, su una frequenza di 2-3 volte a settimana, riguarda solo il 52% dei residenti, a fronte di un consumo di carne che ricorre più di 2 volte a settimana per l’85% degli intervistati; analogamente il consumo di frutta e verdura appare molto limitato specie tra i più giovani, mentre interessa prevalentemente le fasce di popolazione più anziana.

La colazione è un pasto pressoché ignorato da oltre il 20% della popolazione barese, specie nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 34 anni, così come lo spuntino di metà mattinata o pomeriggio viene trascurato da circa metà della popolazione.

L’abitudine di consumare pasti fuori casa, tra ristoranti e fast food, si concentra maggiormente nella fascia serale, interessando a pranzo per lo più il ceto impiegatizio o imprenditoriale specie in quartieri come Madonnella, Poggiofranco e Marconi, dove è più diffuso l’orario continuato in ufficio.

Per quanto riguarda il consumo di acqua, l’utilizzo delle bottigliette di plastica prevale in modo consistente (76,4%), mentre il consumo di alcolici in città si rivela significativo, in particolare tra i giovanissimi, che nel 20% dei casi dichiarano frequenze quotidiane o tri-settimanali.

Molto diffusa, inoltre, è la consapevolezza circa le intolleranze alimentari, specie su alcuni alimenti come il lattosio, le arachidi e la frutta a guscio.

Più preoccupante è, invece, la relazione tra il cibo e la salute. Il 32,6% degli intervistati, infatti, non controlla mai il proprio peso e il 54% non fa alcuna attività fisica, abitudine che è inversamente proporzionale al titolo di studio: più diffusa quotidianamente tra i diplomati e i laureati della fascia giovanile 18-34 anni.

Allo stesso modo, la ricerca registra che un barese su tre non svolge alcuna attività di prevenzione sanitaria di routine (prelievo di controllo), più di 4 su 10 non svolgono alcun approfondimento cardiologico o nutrizionale. E l’attenzione per alcuni alimenti, tra cui il sale, i grassi saturi e lo zucchero, è diffusa solo tra 4 residenti su 10.

Ancora, per quanto riguarda i comportamenti di consumo, a fronte di un’infrastrutturazione urbana capillare di 10 mercati rionali coperti, 6 baresi su 10 dichiarano di non frequentarli mai. Si tratta di un’abitudine diffusa soprattutto tra le fasce di età più avanzate (over 65 anni).

Molto bassa risulta anche la frequentazione delle botteghe alimentari di quartiere che sembrano sostituite dai supermercati di prossimità quasi dal 50% della cittadinanza.

La scelta di aderire a gruppi di acquisto alimentare è ancora molto marginale tra i baresi, come pure l’attenzione alla filiera corta, che non risulta una motivazione trainante sulle scelte di consumo.

Il capitolo sullo spreco riguarda prevalentemente il pane e i prodotti da forno e la frutta e verdura, e potrebbe essere mitigata attraverso politiche di incentivazione e di raccolta selettiva.

“Il sindaco Antonio Decaro, in occasione di EXPO 2015, ha sottoscritto con altri 200 sindaci del mondo il Patto di Milano sull’alimentazione (Milan Urban Food Policy Pact), che impegna le città a redigere un piano alimentare locale, per valorizzare l’agricoltura perirubana, diffondere buoni stili di vita e nutrizionali, ridurre gli sprechi alimentari, attivare start-up in campo agroalimentare, promuovere la filiera corta presso le mense e la distribuzione, realizzare politiche di inclusione attiva attraverso il cibo e la nutrizione – spiega Vitandrea Marzano, referente della Food Policy per il Gabinetto del sindaco -. Per questo abbiamo costituito un gruppo di lavoro con l’Università, il Politecnico, il Ciheam e l’Università Statale di Milano, per definire, insieme alle associazioni e ai cittadini, una strategia di azione condivisa, partendo dalle caratteristiche territoriali e dalle attitudini sociali della nostra città. Contestualmente la città di Bari ha già avviato una serie di politiche sul tema che rappresentano già delle buone pratiche su scala nazionale: dalle nostre mense scolastiche, interamente biologiche e a filiera corta, alla riconversione dei terreni agricoli in orti urbani e didattici, passando per le misure di contrasto allo spreco alimentare contenute nel programma Bari Social Food. La centralità del cibo e dell’alimentazione rappresenta un tratto identitario della nostra civiltà mediterranea e per questo stiamo dialogando con il Ministero degli Affari Esteri, il Ciheam e la FAO sulla possibilità che Bari rivesta un ruolo nella diffusione del modello nello spazio adriatico e mediterraneo”.

L’indagine è stata finanziata nell’ambito del Progetto AGRICULTURA, promosso da Città Metropolitana di Bari, Ciheam e Teatro Pubblico Pugliese, a valere su fondi del PON Legalità 2014-2020.