Bari, al via il corso di formazione su “Prevenzione e contrasto alla violenza di genere” promosso dal Centro antiviolenza comunale

18

corso di formazione su prevenzione e contrasto alla violenza di genere promosso dal centro antiviolenza comunale

Il corso è partito stamattina

BARI – Al via oggi, nel Centro multimediale Karol in via Marche 1, al quartiere San Paolo, il primo incontro del corso di formazione su “Prevenzione e contrasto alla violenza di genere”, promosso dal Centro antiviolenza dell’assessorato al Welfare del Comune di Bari e gestito dalla cooperativa sociale Comunità San Francesco.

L’iniziativa, rivolta alle operatrici e agli operatori dei servizi sociali e sanitari, alle educatrici e agli educatori, alle professioniste e ai professionisti che a vario titolo intervengono nel percorso di fuoriuscita delle donne dal circuito della violenza, si propone di offrire ai partecipanti una sorta di “cassetta degli attrezzi” che possa rappresentare una nitida lente di lettura, oltre a un sistema di strategie d’intervento per dare risposte idonee ed efficaci nelle situazioni di maltrattamento e violenza.

L’assunto di partenza è che incidere sulla matrice culturale del fenomeno significa promuovere un cambiamento in grado di restituire progettualità alle donne vittime di violenza e ai loro figli, muovendo da un approccio in grado di convogliare prassi, modalità e linguaggi dei professionisti e delle professioniste dei vari ambiti di intervento.

Il corso si è aperto questa mattina con i saluti istituzionali dell’assessora al Welfare Francesca Bottalico e del responsabile POS per le politiche sociali dell’area Minori Francesco Elia.

L’appuntamento odierno è incentrato da un lato su “Violenza di genere: aspetti multidimensionali e radici culturali del fenomeno” con un focus sulla violenza nelle relazioni di intimità e la valutazione del rischio; dall’altro su “La metodologia di accoglienza: dall’emersione della richiesta d’aiuto al riconoscimento della violenza“.

Il secondo appuntamento, in programma lunedì 1 aprile, sarà invece focalizzato sul “Lavoro della rete” e sulla gestione condivisa del percorso di fuoriuscita dalla violenza per donne e minori, sulla violenza assistita e sulle procedure di invio delle donne vittime di violenza al Centro antiviolenza comunale da parte dei Servizi della rete.

Al corso partecipano, inoltre, i farmacisti e le farmaciste aderenti a Federfarma e gli operatori e le operatrici volontari del territorio che hanno condiviso gli obiettivi dell’iniziativa scegliendo di contribuire, concretamente, alla diffusione di una maggiore conoscenza degli strumenti e delle strategie di contrasto alla violenza di genere e assistita.

Intraprendiamo questo nuovo percorso a sostegno delle vittime di violenza, forti di una collaborazione con Federfarma, Anteas e con la rete del volontariato cittadino – ha affermato Francesca Bottalico -. Mi auguro in questo modo di poter consolidare una rete di farmacie per il sociale, grazie al contributo dei professionisti che in questi anni hanno collaborato con l’assessorato al Welfare in occasione dei piani cittadini a contrasto delle emergenze freddo e caldo, per la raccolta di medicinali, così da dar vita a nuove antenne sociali sul territorio, capaci di intercettare situazioni di particolare rischio e di poter essere di orientamento. La loro attività affiancherebbe il lavoro quotidiano svolto dai presidi comunali del Welfare, quali i Centri diurni o i Centri servizi per le famiglie, che offrono accoglienza e ascolto anche in caso di fenomeni di violenza, di genere o assistita, con psicologi e operatori qualificati.

In questi anni abbiamo lavorato molto per portare questo tema anche nelle scuole e nei luoghi informali, con l’attivazione di sportelli itineranti di ascolto per favorire l’emersione di episodi e storie che diversamente, senza una presa di coscienza e l’avvio di un percorso di sostegno, rischiano di segnare per sempre la vita delle vittime. Il nostro impegno non si limita alla dimensione della violenza subita ma mira a dare nuove prospettive alle vittime aiutandole ad intraprendere un percorso di reinserimento sociale e lavorativo, l’unico che può offrire una nuova percezione di sé e del proprio futuro una volta superata l’esperienza traumatica“.