Agricoltura in ripresa in Puglia

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raffaele carrabba (cia puglia)

Carrabba: «In un quadro congiunturale complesso, anche la riforma della Politica agricola comune(PAC) deve dare risposte concrete per la crescita e la sostenibilità delle aziende agricole»

BARI – L’agricoltura è in ripresa in Puglia. Dopo una costante flessione del numero delle aziende, si sta registrando, in questi mesi, una sorprendente inversione di tendenza, che lascia ben sperare.

Come riporta Cia-agricoltori italiani della Puglia, è questo il quadro che emerge dall’ultimo studio condotto dall’Osservatorio economico di Davide Stasi, che ha preso in esame tutte le imprese attive, escludendo quelle fallite o cessate, iscritte al “Registro Imprese” delle Camere di commercio pugliesi.

Anche se nell’ultimo decennio, in Puglia, si sono perse ben 11.785 aziende agricole (erano 88.943 al 30 settembre 2010), durante il lockdown e nei mesi a seguire sono aumentate di 716 unità (erano 76.442 al 29 febbraio scorso) ed ora sono 77.158.

Attualmente, rappresentano il 23,5 per cento del totale delle imprese attive pugliesi (328.881). Ben 22.966 hanno sede legale in provincia di Foggia; 18.455 sono ubicate in quella di Bari; 10.474 in quella di Taranto; 8.913 in quella di Lecce; 8.856 in quella di Barletta-Andria-Trani; 7.335 in quella di Brindisi (e altre 159 senza indicazioni della rispettiva provincia). “L’agricoltura rappresenta quasi un quarto delle imprese complessivamente attive nella nostra regione”, sottolinea Raffaele Carrabba, presidente di Cia-agricoltori italiani della Puglia.

Il settore primario può rappresentare un’importante opportunità di fare impresa, un comparto che, dopo anni, finalmente torna ad essere dinamico e vitale, oltre che strategico per l’economia, il turismo e la creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani.

«In un quadro congiunturale complesso, anche la riforma della Politica agricola comune (PAC) deve dare risposte concrete per la crescita e la sostenibilità delle aziende agricole che, a loro volta, necessitano di figure professionali nuove e specializzate al fine di poter spingere sull’innovazione. Ad oggi, infatti, non tutti i territori e non tutte le imprese riescono a viaggiare alla stessa velocità e chi rimane indietro spesso fatica a tenere il passo degli altri. Sono necessarie, perciò, nuove e più equilibrate regole, al fine di sostenere anche le aziende agricole di piccole e medie dimensioni che si trovano a competere sui mercati globali», spiega Carrabba.

Agricoltura e tecnologia sono un binomio senza tempo. Nell’epoca dell’emergenza pandemica, l’agricoltura deve centrare nuovi obiettivi, come l’utilizzo, senza sprechi, delle risorse idriche (il 70 per cento dell’acqua dolce globale viene drenata dall’agricoltura), la fertilità del terreno (attraverso la riduzione delle superfici coltivate intensamente) e il miglioramento della resa (con sensori tutor che monitorano il terreno); ed ancora, lo sviluppo di applicazioni che vanno dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio del consumo di carburanti. Il settore primario necessita di nuove figure professionali per il crescente ricorso all’automazione, all’intelligenza artificiale, alle machine learning, ai droni e non solo.