Bari

Acquaviva delle Fonti, il 28 novembre ritratto in musica per Mel Bonis

Per l’associazione Colafemmina ad Acquaviva delle Fonti, nella sede dell’Università della Terza Età di Acquaviva delle Fonti, la musicologa Gianfrancesco e le pianiste Brindicci e De Robertis accostano l’autrice francese (vissuta tra ‘800 e ‘900) a Clara Wieck

ACQUAVIVA DELLE FONTI (BA) – Di nome si firmava Mel per dissimulare l’appartenenza al proprio sesso. Perché a cavallo tra ‘800 e ‘900 una donna non poteva aspirare a diventare compositrice. È la storia tormentata di Mélanie Helene Bonis (1958 – 1937), figura al centro del concerto-ritratto (tutto al femminile) intitolato «Le donne non compongono. La vita e le opere di Mel Bonis», in programma venerdì 28 novembre, alle ore 18, nella sede dell’Università della Terza Età di Acquaviva delle Fonti, per la stagione dell’associazione Colafemmina sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Puglia e dal Comune di Acquaviva delle Fonti.

Protagoniste saranno la musicologa Stefania Maria Teresa Gianfrancesco, autrice dei testi e voce narrante, e due giovani talenti del pianoforte, Rebecca Brindicci e Giulia De Robertis, rispettivamente allieve di Carla Aventaggiato e di Maurizio Matarrese, direttore artistico del sodalizio che ospita il progetto. Tra l’altro, il programma è stata pensato per un confronto diretto tra Mel Bonis e Clara Wieck, una delle più importanti figure femminili dell’Ottocento musicale tedesco, grande pianista ma oscurata come compositrice dalla fama del marito Robert Schumann. Per cui si ascolteranno nell’ordine Tre romanze op. 11 di Clara Wieck nell’interpretazione di Giulia De Robertis e Cinq piéces pour piano op. 11 di Mel Bonis eseguiti da Rebecca Brindicci.

Nata a Parigi nel 1858, Mélanie-Hélène Bonis

mostrò sin da bambina una spiccata predisposizione per la musica. Agli inizi da autodidatta, seguirono gli studi con César Franck ed Ernest Guiraud. Le convenzioni sociali, ostili alle donne, e la rigida formazione cattolica della sua famiglia, tuttavia, non le permisero di terminare il percorso accademico, compiuto accanto a Claude Debussy e Gabriel Pierné.

Mélanie fu ritirata all’ultimo anno e data in sposa ad Albert Domange, un uomo di 22 anni più grande, vedovo e padre di 5 figli, che peraltro detestava la musica. E, seppur consapevole dell’ingiustizia della propria condizione, Bonis accettò la vita di moglie e madre, partorì tre figli e, con alterne vicende, si dedicò alla composizione adottando il neutro pseudonimo Mel.

Apprezzata dai contemporanei ma condannata al totale oblio dopo la sua morte, Mel Bonis è una compositrice dal ricco repertorio (numerosi pezzi caratteristici, studi da concerto, cicli pianistici per bambini e principianti, ritratti in musica di personaggi della mitologia e della letteratura, collezioni di danze) che merita oggi di essere ri-conosciuto, studiato e apprezzato.

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Redazione Puglianews24
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