Luca Argentero inaugura la stagione 2026/27 del Palatour di Bitritto con un racconto teatrale dedicato a Luigi Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba

Scritto da Gianni Corsi, Luca Argentero ed Edoardo Leo (che firma anche la regia), lo spettacolo è costruito intorno a tre esistenze fuori dall’ordinario, lontane per epoca, carattere e disciplina, ma accomunate dalla capacità di lasciare un segno nell’immaginario del Paese. Argentero non racconta soltanto le imprese sportive dei tre protagonisti, ma utilizza le loro biografie per attraversare altrettanti momenti della storia italiana. Il risultato è un viaggio umano e sociale in cui sport, costume e trasformazioni del Paese procedono insieme, facendo emergere lo spirito di un’epoca dietro le vicende individuali.
La prima storia è quella di Luisin Malabrocca, ciclista piemontese
legato alla leggendaria Maglia Nera del Giro d’Italia. Nell’Italia del secondo dopoguerra, ancora segnata dalle privazioni, Malabrocca scopre che arrivare ultimo può trasformarsi paradossalmente in una forma di successo. La gente si affeziona a quell’antieroe che pedala nelle retrovie e la sconfitta cambia significato, diventando una storia di ingegno, sopravvivenza e affetto popolare.
Di segno completamente diverso è la vicenda di Walter Bonatti,
uno dei grandi protagonisti dell’alpinismo del Novecento. La sua esperienza sul K2 e il controverso episodio vissuto durante la spedizione italiana del 1954 diventano nello spettacolo il punto di partenza per raccontare un uomo costantemente proteso verso il superamento dei propri limiti. Dopo quella esperienza, Bonatti prosegue la propria ricerca attraverso imprese solitarie e viaggi in tutto il mondo. La montagna diventa così non soltanto una sfida fisica, ma uno spazio in cui misurarsi con la solitudine, la lealtà e la ricerca di sé.
Infine Alberto Tomba, il campione capace di trasformare una gara di sci in un appuntamento collettivo.
Bolognese, esuberante, aggressivo tra i pali e leggero fuori dalle piste, “Tomba la Bomba” diventa il simbolo di un’Italia diversa: quella degli anni Ottanta e Novanta, della televisione di massa e di un entusiasmo sportivo capace di riunire milioni di persone. Le sue vittorie arrivarono a modificare persino la programmazione del Festival di Sanremo, testimonianza di una popolarità che andava ben oltre i confini dello sport.
Malabrocca, Bonatti e Tomba compongono così tre differenti declinazioni dell’eroe. Argentero li porta sul palco interrogandosi, attraverso di loro, sul rapporto tra successo e fallimento, ambizione e identità, aspettative e destino. Le musiche di Davide Cavuti accompagnano il racconto come una trama emotiva che lega le tre vicende.
“È questa la vita che sognavo da bambino?” apre simbolicamente una stagione con cui il Palatour di Bitritto punta a consolidare il lavoro realizzato nel suo primo anno di attività. Con il claim “Dove tutto prende vita”, il progetto 2026/2027 conferma l’identità di un teatro contemporaneo e trasversale, capace di affiancare grandi produzioni e spettacoli popolari, prosa e musica, danza, musical, varietà e proposte dedicate alle famiglie.
La stagione in abbonamento partirà con Chiara Francini e Alessandro Federico in “Coppia aperta quasi spalancata”. Seguiranno Massimiliano Gallo con “Lettera ad Eduardo”, Iva Zanicchi con “W la mamma”, Biagio Izzo con “Finché giudice non ci separi”, Massimo Lopez, Arturo Brachetti, “Notte prima degli esami”, il nuovo spettacolo di Carlo Buccirosso “L’esorcismo di Don Tonino”, Max Giusti con “Bollicine update” e Filippo Bisciglia con “Prima della prima”.
Altrettanto articolata sarà la programmazione fuori abbonamento. Tra gli artisti già annunciati figurano Gianluca Gotto, Sal Da Vinci, Stefania Andreoli, Sergio Cammariere, Malika Ayane, Arisa, Ariete, Maccio Capatonda, Fabio Concato, Sergio Caputo e i Nomadi, accanto agli appuntamenti destinati alle famiglie e alle produzioni speciali.
Una pluralità di generi e linguaggi che risponde alla volontà di allargare ulteriormente il pubblico e rafforzare il posizionamento del Palatour nel circuito nazionale dello spettacolo dal vivo. Al tempo stesso resta centrale il rapporto costruito con Bitritto e con il territorio: il teatro intende continuare a essere un luogo di prossimità, nel quale la proposta artistica diventa anche occasione di incontro, partecipazione e produzione di valore sociale e culturale.










