Trevisi su discarica di Parachianca

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“Carenze nello studio di impatto ambientale. Gli enti competenti intervengano in difesa del territorio”

LECCE – Il prossimo 19 ottobre saranno discusse in conferenza di servizi, le richieste di VIA e AIA per il progetto della discarica di Parachianca, ripresentato con alcune modifiche dopo la bocciatura dello scorso anno. Contrario al progetto il consigliere del M5S Antonio Trevisi.

L’incompatibilità della discarica con il territorio – incalza il pentastellato – va oltre la previsione di qualche metro in più di distanza del fondo discarica dalla falda. Non è solo un problema di vincolo di altezza o distanza ma è tutto il territorio che sarebbe mortificato dalla presenza di una discarica. Siamo di fronte all’ennesimo caso in cui si propone una soluzione sbagliata e anacronistica ad un problema mal posto sulla gestione dei rifiuti”.

Trevisi ricorda come la normativa europea e quella italiana, ormai da lungo tempo abbiano espresso con chiarezza il principio che in discarica deve arrivare solo ciò che non può essere riciclato e recuperato.

Il problema dei rifiuti – dichiara il consigliere cinquestelle – deve essere risolto a monte, nella gestione e nella pianificazione. Le responsabilità nei ritardi della pianificazione regionale lasciano oggi spazio ai privati che possono svegliarsi una mattina e proporre una discarica. Gli enti competenti devono intervenire a difesa del territorio, viste le lacune che presenta il piano di compatibilità ambientale. Sono anacronistici – aggiunge – i criteri localizzativi ancora considerati validi dalla Provincia, grazie ai quali oggi il proponente della discarica può avviare una richiesta di VIA e di AIA. Tutto il progetto fonda le basi sullo “studio preliminare per la scelta dei siti candidati ad ospitare impianti di smaltimento dei rifiuti” di quasi vent’anni fa. La Provincia dovrebbe urgentemente considerare le variazioni intervenute dalla data di redazione di questo studio, aggiornando ad oggi le ipotesi ed i criteri tecnico-scientifici da adottare per la localizzazione di un impianto di smaltimento rifiuti speciali, considerando tutti gli impatti diretti ed indiretti che gravano sul contesto socio economico del territorio. Lo studio di impatto ambientale non considera, inoltre, l’alternativa zero – continua – ovvero quella di recuperare l’area, come previsto dalla normativa, dal danno paesaggistico provocato con la realizzazione e la coltivazione della cava. Agricoltura biologica, tutela e valorizzazione del patrimonio storico e ambientale del territorio sono temi fondamentali e ispiratori del PPTR per la tutela e valorizzazione del paesaggio. Se i Comuni hanno la delega della Regione sulla compatibilità paesaggistica, non dovrebbero avere solo un parere consultivo in conferenza di servizi ma vincolante per respingere questo progetto che mortifica il territorio.

Trevisi chiede alla Regione di fornire quanto prima la nuova pianificazione sulla chiusura del ciclo dei rifiuti considerando che è necessario sapere quali e quanti impianti servano, dove siano i siti meno impattanti e conoscere i motivi per i quali grosse quantità di rifiuti che provengono dalla Campania vengono smaltiti nelle discariche tarantine.

“Se ogni Regione non fa la sua parte – conclude Trevisi – seguendo il principio di prossimità, è evidente che in Puglia ci sarà bisogno di impianti più importanti per soddisfare anche le richieste che arrivano da fuori regione”.