Lecce, il matrimonio dei cantieri teatrali Koreja

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Nuovo appuntamento mercoledì 23 marzo, alle ore 21, al teatro Paisiello, con un classico “firmato” Gogol. Lo spettacolo fa parte della stagione di prosa del Comune di Lecce

il matrimonio di gogolLECCE – Atteso ritorno nel teatro cittadino per la compagnia teatrale Koreja che mercoledì 23 marzo, alle ore 21, andrà in scena con Il Matrimonio, appuntamento inserito nell’ambito della stagione di prosa promossa dal Comune di Lecce (Assessorato alla Cultura) e dal Teatro Pubblico Pugliese.
Il Matrimonio, regia di Salvatore Tramacere, è tratto da “Il Matrimonio” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ uno dei classici della tradizione teatrale dell’Est Europa.
La finzione dell’amore eterno, è davvero un’utopia che tutti cerchiamo? Il Matrimonio svela, ironicamente, le ossessioni che si celano dietro la scelta di un amore per sempre. E quando si pensa di aver compreso tutto, c’è sempre un colpo di scena che ribalta la situazione. E si sorride. Ci si arrabbia. Si riflette. La commedia in due atti composta da Gogol poco meno di due secoli fa, torna in teatro con i suoi personaggi divertenti, quasi buffi. Personaggi catapultati ai nostri giorni che nascondono inquietudini e abissi di solitudine. Al centro di questa rilettura del testo, ancora una volta, l’uomo e i suoi conflitti visti attraverso uno schermo: sembra di assistere ad una trasmissione televisiva dove uomini e donne cercano l’intimità grazie a un sensale mediatico e proprio come in una trasmissione televisiva dove tutto è finto, costruito alla perfezione, si confrontano a botte di colpi di scena e lasciano spazio alla spettacolarizzazione del pianto e della tragedia che diventa la vera protagonista. Un’esperienza assurda, più che uno spettacolo teatrale. Ridere attraverso Gogol’.
Koreja, si cimenta così con un classico, assolutamente drammatico, si tratta pure di letteratura romantica, come “Il matrimonio” di Nikolaj Vasilevic Gogol’, o di rinverdirne il suo carattere di stupore e meraviglia.
Lo spettacolo di Koreja si cala nella finzione televisiva della società dello spettacolo. Il testo dell’Ottocento di Gogol è ambientato in plastici televisivi, in un interno noir quasi steampunk, un po’ circo un po’ salotto dove i personaggi diventano esemplari umani. Un abito a pois e una parrucca. Il bianco. Il rosso. Il nero. In questa attualizzazione divertente, consapevole e intelligente del testo di Gogol tutto trova uno spazio: l’amore, il matrimonio, la salvezza. L’opera diventa un format televisivo: quattro pretendenti per una donna da maritare.
Uomini e donne cercano l’intimità grazie a un sensale mediatico e come in una trasmissione televisiva dove tutto è finto e costruito alla perfezione, si confrontano a botte di colpi di scena.
Personaggi catapultati ai nostri giorni che nascondono inquietudini e abissi di solitudine.
Un gioco ritmatissimo, coinvolgente, in cui le “macchiette” originali si mutano sapientemente in tipi sociali d’oggi, facilmente riconoscibili. Al centro di questa rilettura del testo, ancora una volta, l’uomo e i suoi conflitti visti attraverso uno schermo: tutto è finto, tutto costruito. A questo punto il teatro non può far altro che interessarsi all’uomo e analizzarlo senza pietà.
E’ un tourbillon di canzoni (con musicisti dal vivo), colori, luci, coreografie, movimenti rapidi, monologhi di candidatura, litigi grotteschi e, ancora, uscite ed entrate continue dalla scena alla sala, dal testo alla tv contemporanea. Una messa in scena divertente che non manca di chiamare in causa lo spettatore.