vedrà protagoniste delle tre serate grandi pagine del repertorio cameristico, affidate all’Orchestra da Camera l’Appassionata e a solisti di raffinata sensibilità, pronti a farsi interpreti di programmi che spaziano dal classicismo viennese al Novecento italiano, passando per il grande romanticismo nordico e boemo.
Tre serate di note preziose dunque che faranno brillare Lecce, la città simbolo del barocco, in un intenso fine settimana all’insegna della musica da camera. Saranno proposte alcune delle pagine più intense del repertorio cameristico e orchestrale internazionale: Rota, Schubert-Mahler, Dvořák, Grieg, Martucci, Puccini, Respighi — programmi che celebrano la creatività e l’arte in tutte le sue massime espressioni.
Tra gli interpreti in particolare , oltre alla stessa direttrice artistica Ludovica Rana al violoncello, ci sono il flautista Tommaso Benciolini, la pianista Maddalena Giacopuzzi e gli archi dell’Orchestra da Camera l’Appassionata: Elisa Spremulli, Irenè Fiorito, Eleonora Bartoli, Daniel Bossi ai violini, Fausto Cigarini e Lorenzo Boninsegna alle viole, Lorenzo Guida al violoncello e Angelica Gasperetti al contrabbasso. Fiorito e Guida sono freschi vincitori della 45a edizione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati”.
«In Europa, a Pasqua, si va a concerto. È una consuetudine antica, radicata, quasi liturgica. Portare questo a Lecce, costruire anno dopo anno un pubblico che lo senta proprio, è la ragione più profonda per cui esiste questo festival. La soddisfazione più grande inoltre è vedere la platea crescere: i salentini sempre più fedeli e i turisti che scelgono il Salento a Pasqua anche per noi.
Il programma di questa edizione è una forma ciclica: si apre e si chiude con Rota, la cui scrittura apparentemente semplice nasconde un segreto difficilissimo da imitare. In mezzo, il dramma notturno di Schubert amplificato dallo sguardo sinfonico di Mahler, l’energia sanguigna di Dvořák, la nostalgia luminosa di Grieg, e il grande Novecento italiano con Puccini, Martucci, Respighi. Voci diverse, un unico respiro.» Ludovica Rana, direttrice artistica
La terza edizione del Festival di Pasqua si realizza con il sostegno del Ministero della cultura, della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, della Città di Lecce, del Museo Castromediano, dell’European Festivals Association.
Venerdì 3 aprile, ore 19.30 Nino Rota / Franz Schubert-Gustav Mahler
Ad aprire il festival sarà il Trio per flauto, violino e pianoforte di Nino Rota, pagina tra le più ardite e personali del compositore milanese, in cui una nerboruta scrittura pianistica dialoga con soluzioni ritmiche e melodiche sguizzanti di flauto e violino. A seguire, uno dei vertici assoluti della letteratura cameristica: il Quartetto Der Tod und das Mädchen (La morte e la fanciulla) D 810 di Franz Schubert, nella celebre trascrizione per orchestra d’archi di Gustav Mahler.
Un’operazione che amplia la dimensione sinfonica del quartetto senza nulla togliere all’intimità della sua voce originaria, amplificando con i colori dell’orchestra da camera quella tensione irrisolta tra rassegnazione e struggimento che percorre l’intera partitura — scritta da Schubert in uno dei momenti più bui della sua esistenza.
Sabato 4 aprile, ore 19.30 Antonín Dvořák / Edvard Grieg
Il Quintetto per archi n. 2 op. 77 di Dvořák — rimasto nel cassetto per quasi vent’anni prima della sua prima esecuzione pubblica, ritenuto dallo stesso compositore troppo sperimentale nei suoi equilibri timbrici — sprigiona un’energia sanguigna e popolare che si fa voce di una tradizione bohéma reinterpretata con magistrale sapienza.
L’insolito organico, con il contrabbasso aggiunto al classico quartetto d’archi, è già di per sé una dichiarazione di poetica. A chiudere la serata, la Holberg Suite op. 40 di Edvard Grieg, composta nel 1884 in occasione del bicentenario della nascita del drammaturgo norvegese Ludvig Holberg: cinque danze antiche — Prélude, Sarabande, Gavotte, Air e Rigaudon — trasfigurate dal lirismo romantico del compositore in un’opera di rara eleganza e nostalgia luminosa.
Il gran finale è dedicato al grande Novecento italiano. Si apre con il Notturno op. 70 n. 1 di Giuseppe Martucci, nella rara trascrizione per archi di A. Woodcock — pagina che rivela un compositore capace di guardare all’Europa senza dimenticare le radici della propria formazione italiana — e con i Crisantemi di Giacomo Puccini, elegia per archi straziante nella sua semplicità, scritta di getto dopo il funerale dell’amico Amedeo di Savoia.
Segue poi la Suite per archi e flauto di Ottorino Respighi, in cui il compositore bolognese rivela la sua anima più raccolta: quella del raffinato artigiano che guarda alle forme barocche e alla nitidezza melodica del Sei-Settecento, con la curiosità vigile di chi sa che il passato è sempre una risorsa viva. A chiudere il festival — come lo aveva aperto — è ancora Nino Rota, con il Concerto per archi del 1964-65: una scrittura che sembra semplice, e proprio in questa semplicità apparente custodisce il suo segreto più profondo, capace di toccare corde profonde con il gesto più parco e la minore dose possibile di enfasi.
BIGLIETTI E INFORMAZIONI
Biglietti 15 euro (ridotto under 30 e studenti di Conservatorio e Università euro 10). Abbonamento tre serate euro 40 (ridotto euro 28). Acquisti online su vivaticket.com.
Tutte le informazioni su festivaldipasqualecce.com info@associazioneoperaprima.com — +39 393 1948557 — +39 327 4562684
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