Bari, stamattina la cerimonia di intitolazione della sala di rappresentanza del teatro comunale “Niccolò Piccinni” alla memoria di Vito Maurogiovanni

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intitolazione della sala di rappresentanza del teatro piccinni a vito maurogiovanni

I dettagli

BARI – Oggi, a dieci anni dalla scomparsa di Vito Maurogiovanni, nel foyer del teatro Niccolò Piccinni, si è tenuta la cerimonia di intitolazione della sala di rappresentanza del teatro comunale alla memoria del grande drammaturgo barese.

L’amministrazione comunale ha inteso così suggellare idealmente il legame tra uno degli intellettuali più amati della nostra città e il teatro Piccinni, sul cui palcoscenico Maurogiovanni rappresentò nel 1951 la sua prima opera teatrale, “U Cafè antiche”.

Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco Antonio Decaro, le figlie Celeste ed Elvira, l’attore Vito Signorile, il presidente del Circolo delle Comunicazioni sociali “Vito Maurogiovanni” Enzo Quarto e gli attori Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo.

Abbiamo sempre detto che riaprire il Piccinni ci avrebbe consentito di riannodare i fili della nostra storia e di valorizzare la nostra comune identità – ha detto Antonio Decaro -. Per questo, intitolare uno spazio del nostro teatro comunale a Vito Maurogiovanni ci è sembrata una scelta naturale per rendere omaggio a uno degli intellettuali baresi più amati di tutti i tempi. Parliamo di un uomo che ha dedicato la sua vita a riscoprire le nostre tradizioni, recuperando la complessità e la versatilità del nostro dialetto fino a consegnarlo a una nuova dignità letteraria. È grazie alla sua curiosità, alla sua capacità di osservazione e al suo talento se ancora oggi spettacoli come “Jarche vasce”, “Aminueamare”, “Chidde dì” registrano il tutto esaurito ad ogni rappresentazione, a riprova del fatto che Vito Maurogiovanni ha saputo esprimere il meglio della nostra identità culturale. Non a caso l’arcivescovo Cacucci, in occasione del suo 80° compleanno, ebbe modo di dire che “si coglie nella sua persona un tratto di storia di Bari”. Dunque, con questa intitolazione vogliamo che tutti i baresi, grandi e piccoli, entrando nel Piccinni, sappiano che la sala rappresentazioni del nostro teatro porta il nome di un uomo tanto colto quanto umile, che sul palcoscenico del Piccinni ha portato nel 1951 la sua prima opera teatrale, “U café antiche”, dando inizio alla migliore tradizione teatrale in vernacolo barese.

Il nome di Vito Maurogiovanni, indissolubilmente legato alla città di Bari, resterà per sempre impresso sulle mura del nostro teatro più antico”.

VITO MAUROGIOVANNI (1924- 2009)

Nasce a Bari il 27 dicembre 1924 in via De Rossi, in una casa-retrobottega dell’Antico Caffè di suo padre, un caffè “nott’e giorno” aperto anche nelle lunghe ore notturne e che nelle sue opere diverrà un “luogo dell’anima” in cui si muove e vive una vibrante umanità cittadina che costruisce la propria sorte nel primo scorcio del XX secolo, ed è espressione di un laborioso ceto mercantile che modifica l’assetto socio-economico della “nuova” Bari.

Discepolo amatissimo di Candida e Ave Maria Stella, dopo gli studi magistrali comincia a lavorare nell’azienda telefonica nazionale, di cui diventa direttore.

Sindacalista attivo negli anni caldi delle lotte operaie, viene trasferito per motivi politici a Matera dove trascorre un decennio, conoscendo e frequentando gli ambienti intellettuali della città.

Tornato a Bari dopo “l’esilio” in Basilicata, riprende le attività di giornalista e commediografo, quest’ultima iniziata nel 1950 con l’allestimento al Piccinni della sua opera prima, “U’ Cafè andiche”.

Collabora stabilmente con la Gazzetta del Mezzogiorno come critico televisivo e, per lo stesso giornale cura, fino quasi all’ultimo giorno della sua esistenza, la rubrica “Come Eravamo”.

Numerosi anche gli sceneggiati radiofonici realizzati per la sede regionale della RAI. Sempre per la RAI – negli anni ’50 – realizza la rubrica domenicale “La Caravella”, i cui protagonisti, Coline e Marietta sono molto amati dal pubblico di ascoltatori che, ogni domenica, alle 14.00, segue le vicende dei due popolani-eroi.

La sua copiosa produzione attraversa tutti i generi espressivi e artistici.

Notevole la presenza di Maurogiovanni nel teatro barese in vernacolo (“Jarche vasce”, un altro suo titolo ancora oggi in cartellone, rappresentato anche negli Stati Uniti per le comunità pugliesi), in cui il dialetto diviene lingua densa di pathos e di lirismo.

Alla sua memoria è intitolato anche un concorso per gli studenti delle scuole pugliesi di ogni ordine e grado, sostenuto dalla presidenza del Consiglio Regionale della Puglia, dal Comune di Bari, dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, su proposta del Circolo delle Comunicazioni sociali Vito Maurogiovanni e dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), cui i giovani partecipano producendo lavori teatrali ispirati alla cultura e alle tradizioni dei propri territori di appartenenza per riscoprirne la storia e la memoria e raccontarle con i linguaggi della modernità.

Vito Maurogiovanni si spegne a Bari il 4 marzo 2009 in una ventosa sera, degna dei suoi più intensi drammi teatrali.