
La frode risale al periodo 2019-2020: la società “risultava inesistente presso la sede dichiarata così come al domicilio fiscale del legale rappresentante”. L’Agenzia delle dogane ha controllato fatture e spedizione delle auto “provenienti da fornitori comunitari” utilizzando le banche dati e la collaborazione di autorità doganali di altri Stati dell’Unione europea.










