A Botrugno tempio crematorio

Trevisi: “Vuoto normativo per la costruzione, si salvaguardi la salute dei cittadini”

tempio crematorio botrugno - progettoBOTRUGNO (LE) – Nel paese di Botrugno, a 40 km da Lecce, l’Amministrazione Comunale ha indetto un bando di gara per la costruzione di un tempo crematorio nel locale cimitero. Si tratta di un impianto che a regime dovrà soddisfare le province di Lecce, Brindisi e Taranto, ma ricevere salme anche dalla Calabria e dalla Basilicata, arrivando a 1500 cremazioni in un anno. Il bando prevede un introito per le casse comunali del 4% sul ricavo dell’azienda, per una base minima di 15mila euro. Ma la decisione di costruire questo tempio crematorio, indicata da una delibera di giunta come interesse pubblico, non ha visto la partecipazione della cittadinanza. Per questo i consiglieri di opposizione hanno richiesto un consiglio comunale aperto e l’istituzione di un tavolo tecnico.

La realizzazione di un tempio crematorio è una decisione troppo importante perché venga presa da pochi burocrati in una stanza chiusa.” Questo il primo commento del consigliere regionale M5S Antonio Trevisi che denuncia un vuoto normativo nella costruzione di tale struttura: “La Legge Regionale 34 del 2008 e le successive integrazioni e modifiche della legge 4 del 2010 disciplinano i servizi e le funzioni necroscopiche tra cui le cremazioni dei defunti, ma non riguardano la costruzione degli impianti in cui tali cremazioni dovrebbero avvenire, palesando un vuoto normativo. La mia preoccupazione deriva dal fatto che questo tempio diventi fonte di inquinamento e che si trovi a poche decine di metri dalle abitazioni, oltre che a ridosso di campi sportivi e terreni agricoli”.

Il pentastellato fa sapere che proprio per questo motivo attualmente si fa riferimento alla normativa sui termovalorizzatori, ma nel progetto preliminare utilizzato dal Comune di Botrugno per indire il proprio bando di gara viene esplicitato che mancando una normativa apposita l’impianto non produce impatti ambientali importanti, non prevedendo quindi alcuna Valutazione d’Impatto Ambientale. “Valutazione che per un tempio crematorio che insisterà per 30 anni e più in un territorio riconosciuto come ad alta insorgenza tumorale – prosegue Trevisi – sarebbe il passo più importante da considerare e compiere. L’utilità della struttura e l’eventuale ritorno economico – conclude – per la comunità non possono far venire meno il principio di salvaguardia della salute e della sicurezza dei cittadini, che vengono prima di ogni cosa”.